a me piace un sacco, piu di tutto, viaggiare da sola. questa cosa del prendere e andare just me myself and I , di sentirmi un esserino libero e beato a spasso per il mondo, del non dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. Questo per me è il viaggio. Ho viaggiato su corriere strombazzanti su e giù per la bretagna. Ho ballato a piedi nudi su una piazza di cancal, ubriaca di vino di sole e di ostriche , con un vecchio pescatore che diceva di essere figlio dei pirati, e io mi sentivo come campanellino nell'isola che non c'è. Ho caricato i miei bagagli su un treno e ho aspettato due ore alla gare de lion . Seduta all'ingresso della stazione sopra la mia valigia, aspettavo un uomo che mi aveva fatta innamorare nel giro di un amen. Aveva cucinato per me nella cucina dell'ostello un indimenticabile pasta scotta condita con una disgustosa salsa ragù in lattina e io avevo portato una bottiglia di vino credo bordeaux e poi avevo lavato i nostri piatti. Siamo andati a vedere lo spettcaolo del mare che si alza. le onde ci arrivavano coi loro sputi sulla faccia e noi ridevamo ubriachi e bagnati. e ci siamo baciati e lui tremava. Tu tremi ho detto io, e lui non ha risposto. Studiava astronomia. Ricordo che quella notte abbiamo viaggiato su mille pianeti, io e lui. Aspettavo quell'uomo seduta sulla mia valigia perché era lì che dovevamo rivederci così mi aveva detto. Ma non è mai arrivato. E' passato un cane si è fermato mi ha guardata ha alzato la zampa e ha piasciato sulla mia valigia. Ero uno spettacolo triste, così ho pianto. Ho pianto anche sul treno con la testa fuori dal finestrino e le lacrime che correvano giù verso l'atrio della stazione ma lui non è arrivato neanche così. Non potevo chiamarlo e lui non poteva chiamare me, non avevamo nessun numero. Ci eravamo dimenticati di dirci chi eravamo. ci eravamo dimenticati di dirci un sacco di cose. Io sapevo solo che studiava astronomia, fumava tabacco, abitava a parigi, e girava in bicicletta. e si chiamava xavier. e poi sapevo che lo avrei visto quel giorno in stazione, avevo tempo solo un paio d'ore. tra una coincidenza e l'altra. Ma tra una coincidenza e l'altra lui non è mai arrivato. O forse sì, e io non l'ho mai saputo. L'ultimo viaggio che ho fatto da sola è stato due anni, fa. Era fine settembre ed era il mio compleanno. Auguri mi ha detto il signore in divisa all'aeroporto controllando la data sul mio passaporto. Ero appena atterrata su una terra nuova e mi sentivo una regina. Ero in Africa ed ero da sola. L'arcipelago di capo verde è un mucchietto di isole spruzzate in mezzo al mare. Non sapevo fosse anche un paradiso del turismo sessuale femminile. Io giovane donna emancipata dell'oggi giorno ci misi un paio d' ore a rendermene conto. Faticai a metabolizzare questa realtà, ero comunque un femmina, da sola, ed ero lì. La sensazione era quella che chiunque incontrassi mi guardasse con un ghigno malvagio e saputello. Tipo: hei tu donna bianca io lo so perché sei quì. Lasciai l'isola di sal, la piu conosciuta, nel giro di 24 ore. Una sorta di Disneyword africano colmo di villaggi dove l'animazione insegna a ballare la baciata e donne attempate si trastullano pagando i favori di giovani (eh sì, e meravigliose) creature creole. Da quando c'è il turismo è aumentata l'occupazione del 70%. Il 70% della popolazione, oggi, è dedita alla prostituzione. E poi Sal puzza, puzza di merda. Ovunque l'odore di merda ti assale , ti entra dal naso e ti arriva nello stomaco. Ti si appiccica ai capelli ai vestiti fin dentro la pelle. Negli ultimi 10 anni per via di questa cosa del turismo la popolazione è triplicata. Non hanno però tenuto conto della scarsa capacità del sistema fognario, anche perché un vero e proprio sistema non esiste. Le fogne sono a cielo aperto, e non ce la fanno più a reggere tutta quella merda. I verdi giardini dei villaggi all inclusive dove le vecchie signore in eleganti vestiti etnici si trastullano con giovani indigeni sulle note di danze sensuali sono tutti annaffiati con acqua di fogna, quindi sono annaffiati di merda. Via. Il piccolo aereo mi porta a boa vista. Trovo alloggio in una graziosa casetta rosa coloniale proprio sulla spiaggia. E' una gelateria. Era una gelateria, mi spiega Mariano, adesso non lo facciamo piu il gelato. Costa troppo. Mariano è un Signore di mezza età, è napoletano e vive lì da qualche anno. Faceva il fotografo, ha lavorato come free lance per riviste di grande prestigio come il National Geographic. La sua fortuna è stata quella di fotografare per ultimo Airton Senna da vivo. Quella foto è la sua pensione, dice. Ha viaggiato iI mondo. Ha visto tutto. Poi , quando ha deciso che era arrivato il momento di fermarsi, si è a fermato lì. Perché è il pezzo di mondo più bello che abbia mai visto. E lo è. Boa vista è il deserto che scende dentro il mare. Sono distese di dune bianche come la neve e piccole oasi verdi e rosse distese di arida terra e tutto intorno il blu delll'oceano. E' un paesaggio lunare.Sulla veranda del mio bed and breakfast -gelateria facevo colazione con marmellata di zucca e una moka di caffè tutta per me. Ero l'unica ospite, e Mariano mi faceva compagnia. Camminavo per chilometri su quella spiaggia deserta. Seduta sulle dune di sabbia guardavo le testoline delle tartarughe spuntare. Mi beavo in quell'acqua cristallina mentre piccoli squaletti che sembravano pesci di gomma mi nuotavano accanto. Il paradiso. Al tramonto, a piedi nudi, andavo al porto. Il porto era un semplice molo e accanto un container aperto come una lattina che era un ristornate. Il ristorante di tony. A quell'ora arrivavano i pescatori e tony friggeva merluzzo . Io bevevo birra gelata mangiando frittelle di pesce. Mi sedevo sul molo con le gambe a ciondolini , accanto a me i bambini pescavano con piccoli bollentini fatti di legno e sughero. Li guardavo intenti nel loro daffare, e intanto imparavo. La sera cenavo da donna luisa. Il ristorante di donna luisa era nella cucina della casa di donna luisa. Una grande cucina tinta celeste con bianche tendine ricamate e tavoli di legno coperti da tovaglie di plastica , appesi alle pareti variopinte madonne e gesùcristi . Accanto al mio tavolo la famiglia di donna luisa. Il marito e due anziani genitori, la vecchia è particolarmente bella, ha un sacco di rughe e la faccia color mou è avvolta in un fazzoletto colorato. Mangiano ridono chiaccherano litigano,fanno quello che fa una famiglia. In sottofondo la musica di una vecchia radio gracchiante che non disturba affatto, sembra di stare dentro un vecchio film. Donna luisa cucina e serve i quattro tavoli. Ogni tanto si accomoda con la sua famiglia, è lei che comanda là dentro. Io mi lascio flirtare dal giovane lavapiatti in cucina, ha un sorriso bellissimo. io sono pur sempre una giovane donna seduta al tavolo da sola, fingo di leggere un libro ma in realtà non mi perdo un'atomo di quell'atmosfera. Da donna luisa mangi l'aragosta alla creola piu buona di tutto l'arcipelago. A sal rei, la 'città' non c'è nulla da fare . Non ci sono discoteche grazieadio. C'è nè solo una vicino all'aeroporto. E c'è pure una pista di gokart. Però non c'è un ospedale.Se ti viene un attacco di apendicite di notte bisogna che i pochi abitanti dell'isola muniti di macchina facciano passaporala e corrano all'aeroporto per illuminare la pista., allora ti caricano su un qualcosa che vola, se c'è, e ti portano da qualche parte dove c'è un ospedale . Praticamente con un attacco di appendicite sei morto. Se è per questo a sal rei non c'è nemmeno il depuratore, veramente c'è ma è come se non ci fosse perché è rotto e non ci sono i soldi per sistemarlo. La gente raccoglie l'acqua piovana con grandi secchi e poi si arrangia.Quindi a boa vista non c'è acqua. meno male però che un gruppo di generosi bresciani ha costruito una discoteca e una pista di go kart, ci volevano proprio. la comunità deve essergliene davvero grata. Dunque la sera a sal rei non c'è niente da fare. Ci sono dei piccoli bar dove uomini e donne ballano struggenti melodie dai nomi bellissimi ; la morna la coladeira e il funanà.Cesaria Evora è la loro edith piaff. Sono proprio dei semplici bar e sono piccolissimi. Gli uomini invitano le donne come mi raccontava mia nonna. Non so perché ma questi piccoli locali mi ricordano buenos aires. Devo averlo visto in qualche film perché io a buenos aires non ci sono mai stata. Una donna che viaggia da sola e un qualcosa che si aggira incustodito e non si capisce perché. Gli uomini si sentono in dovere di fare qualcosa. E' più forte di loro. Se non lo fanno è un'occasione mancata. In quel mondo poi è più di un occasione , è un vero e proprio lavoro. e se gli va bene è anche un passaporto. Quando Zac si avvicina ho paura perché è bello. E' bello da matti. Parliamo in quattro lingue tutte quelle che sappiamo. Zac mi racconta della sua terra, della sua famiglia e del suo bambino perché lui è papà ed è la cosa più bella del mondo. Mi racconta di quella musica, delle sue radici , della sua gente. Siamo schiavi noi sai? lo siamo stati. Lo siamo tutti, dico io. Zac mi accompagna a casa e la mia casa è sulla spiaggia allora ci fermiamo un pò lì. Coi piedi nell'acqua. Io guardo l'oceano e penso che domani dovrò partire. Il giorno dopo quel pezzo di spiaggia è spiegazzato come certe lenzuola la domenica mattina. è un letto sfatto. la nostra piccola alcova. Zac mi aspetta all'aeroporto. Mi ha portato un dono, un braccialetto con una conchiglia. La conchiglia l'avevo trovata io quella notte e gliel'avevo regalata di nascosto infilandola nella tasca della sua giacca e intanto pensavo ridacchiando tra me e me 'io donna bianca pago te uomo nero con questa piccola conchiglia'. deve averla trovata. Mi lascia il suo numero, mi prometti che torni? non ti prometto niente dico io scrivendo su un foglietto il mio. Tu non mi prometti niente ma io ti aspetterò lo stesso sempre.Non sono così stupida da avergli creduto. Però conservo quel ricordo come una cosa bella e inaspettata, senza un rimorso o un rimpiante che sia. Tranne forse quella notte, qualche mese dopo, quando il telefono di casa mia è squillato ed era la voce lontana di una giovane donna che con uno strano accento portoghese diceva : se tu torni a boa vista, io t'amatto.
Mai più tornata.