mercoledì, novembre 30, 2005

Il mantra della segretaria

non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine non mi devo avvicinare al distributore delle merendine

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martedì, novembre 29, 2005

Guardo fuori dalla finestra , il naso appiccicato al vetro gelato. Nevica dappertutto, tutt'intorno, tranne quì. Accidenti. La neve mi mette addosso un'infantile euforia. Mi riporta alla mia città di quando ero bambina che lì nevicava sempre a natale. e si andava a scuola con le calosce e si attraversavano le aiuole bianche e intatte e quel rumore sotto i piedi. Invece qui non nevica mai. E' cosa davvero rara. L'anno scorso lo ha fatto per un giorno intero, io per fortuna ero a casa con l'influenza. Mi sono imbacuccata e ho portato ciro sulla spiaggia che lui la neve non l'aveva mai vista. La neve sul mare è uno spettacolo davvero emozionante. Il mare diventa grigio scuro e sulla spiaggia si stende una coperta bianca bianca che tu resti lì e ti sembra di stare dentro una realtà in bianco e nero. irreale. E poi l'odore della neve. Quel giorno quando siamo tornati a casa ciro aveva le zampe fatte a moonboat per via delle neve che gli si era appiccicata tutta intorno formando tanti grappolini che sembrava avesse addosso quei moonboat pelosi. E poi profumava di neve. Normalmente lui puzza di cane ma quel giorno invece sapeva di neve. Così, dopo avergli tolto i moon boat e averlo frizionato un pochettino, ce ne siamo stati appiccicati sul divano e io me lo sono respirato tutto il suo buon odore di neve. Il giorno dopo avevo la febbre a 39. Quindi me ne sto con aria malinconica a guardare fuori. Fuori c'è un grosso camion che sopra il tetto si porta una coperta di neve soffice soffice. Il camionista è un omone molto  biondo con grossi baffi biondi anche loro e porta quegli zoccoli di pelliccetta maculata. E' sicuramente un uomo del nord. Molto del nord. Nordissimo proprio. Un vichingo forse. chissà quanta neve lassù. lassù deve essere tutto in bianco e nero. Il mio sguardo diventa languido, spero che mi veda e che mi faccia un cenno. Anzi, che mi veda e che si arrampichi fin quassù e che mi prenda per la mano e che mi porti via con lui in quel paesaggio in bianco e nero.Laggiù, io porterei zoccoli di pelliccetta come i suoi , ma tutti bianchi però. E un grembiluino azzurro e cucinerei gulash e timballi di renna. e tisane di bacche per la sera. davanti al camino. Io e lui avvolti dalla luce calda arancione del fuoco mentre fuori il resto del mondo è fredddo e in bianco e nero.

Il vichingo ha alzato gli occhi e mi ha sorriso. sarà meglio che mi levi da quì.

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lunedì, novembre 28, 2005

Ho assistito alla proiezione di una pellicola del 72. In quell'anno già io scorazzavo da qualche parte sulla terra, e pure in posizione eretta. Il film è 'sbatti il mostro in prima pagina' di marco bellocchio. ed è un film bellissimo. Non mi soffermerò sul contenuto, sul fatto che sì, è vero, in Italia abbiamo anche fatto cinema, una volta, sul perché certe pellicole così preziose (come anche 'indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto' o 'I pugni in tasca' ) non vengano fatte girare. Intendo dire, un film così dovrebbe essere trasmesso almeno una volta al mese, in prima serata, a reti unificate. Al di là di tutto questo c'è un sottile e meraviglioso piacere nell'accomodarsi su una poltroncina di un piccolo cinema ed assistere a questa proiezione piena di righe qua e là con un sonoro un pò gracchiante e quasi in mono. Un piacere molto simile a quello che fa la differenza tra un cd e un 45 giri. Un piacere quasi antico e davvero molto, molto  buono.

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giovedì, novembre 24, 2005

Ieri sera mentre tornavo a casa piegata dal freddo e dai pacchi della spesa ho incontrato il Sig. G.Il Sig. G. è un mio vicino nonchè custode del condominio presso il quale dimoro. Il Signor G. , essendo uomo d'altri tempi, mi è subito venuto incontro per offrirmi il suo aiuto nel portare i pesanti pacchi dopodichè ha insistito perché mi recassi a casa sua a bere un bicchiere di vino di quello buono buono. Come ogni anno infatti i suoi parenti della calabria gli avevano appena recapitato un bastimento carico di : arance, provole, salami, dolcetti al miele e noci, salsa di pomodoro , melanzane sott'olio e naturalmente vino. Così mi sono accomodata al calduccio nella cucina del Signor G e della sua consorte per farmi un goccetto. Il Signor G diventò una star del condominio quando 4 anni fà attentò alla vita del carlino pezzato da unmillionedidollari della signora R. Il carlino pezzato da unmilionedidollari era un orrenda bestiola che viaggiava sulla jaguar della signora R comodoamente disteso sopra una copertina di chachemire sul sedile posteriore e che, essendo esemplare presso che unico sul territorio nazionale (pare infatti che con quelle pezze lì ne abbiano contati solo 3 in tutta Italia, parola della Signora R) , era stato da noialtri così denominato: il carlino pezzato da unmillionedidollari .I fatti si svolsero in questo modo : In quei giorni il Signor G aveva dichiararto guerra ai topi spargendo veleno in ogni dove compreso il giardino della Signora R e del suo prezioso carlino. Aveva seminato manciate di bustine mortali come fosse una mondina. Inevitabilmente il giovane Carlino masticandone una inghiottì il veleno ed ebbe un coccolone. La Signora R si presentò alla porta del Signor G con la bestiola agonizzante tra le braccia. Il Signor G in quel momento pensò che doveva essere vera quella cosa che ogni cane assomiglia al suo padrone o viceversa, perché quella sera la Signora R aveva gli occhi che le strabuzzavano  fuori dalla testa proprio come il suo carlino. Il Carlino pezzato fu salvato in estremis grazie a una lavanda gastrica e dopo 10 giorni di flebo sotto osservazione fu dichiarato fuori pericolo con gran sollievo del Signor G il quale mi confidò che la disavventurra cadeva proprio in un momentaccio. Infatti il pover uomo aveva appena perso in borsa buona parte dei suoi risparmi e quindi lui i soldi per un carlino pezzato da unmilionedidollari nuovo di zecca non ce li aveva proprio. "come stà il piccolino?" chiedeva la signora del secondo piano con aria di finta preoccupazione  alla povera Signora R "eh.... ancora un pò di sangue nella pipì ma grazie a dio si sta riprendendo, è solo un pò provato" rispondeva lei gettando gli occhi al cielo in segno di riconoscenza verso il creatore. Il Carlino crebbe in salute mostrando tuttavia un lieve disagio psicologico al quale la Signora R fece fronte affidandolo alle cure di uno psicologo per cani che nel giro di qualche mese rimosse il terribile trauma e ricucì ogni ferita dell'anima. Va da se che il Signor G dovette escogitare nuove strategie per combattere i topi al quale , per via dell' imprevista circostanza, aveva solo concesso una tregua. la sua battaglia sarebbe presto ricominciata. Ricordo che un giorno lo vidi   appena fuori dal condominio appollaiato in mezzo ai rovi che imbracciava un fucile  (anche se a me sembrava proprio una lupara) . Restai immobile a guardalo e lui, facendomi segno di fare silenzio, mi indicò un pennuto intento a razzolare : "un fagiano!" . mormorò. Io non me ne intendo ma giuro di aver visto solo un piccione,o forse era un tordo. Quindi non mi sorpresi quando qualcuno mi disse di aver visto il Signor G sparare ai topi col fucile . Dunque ieri sera giusto per far conversazione sorseggiando il mio bicchiere di vino calabro da 20.000 w. ho chiesto al Signor G come stavamo messi a topi . Il Signor G alla domada si è illuminato come un bambino davanti al presepe ed è corso a prendere la sua ultima preziosa creatura. Una trappola per topi. Di quelle classiche che si vedono nei cartoni animati col pezzetto di formaggio appeso al centro. Una roba che pensavo esistesse giusto nei cartoni animati. E funziona? ho chiesto io, Funziona eccome! al chè mi sono posta la domanda del come il Signor G , una volta catturata, avrebbe definitivamente giustiziato  la bestia, commettendo così l'imperdonabile errore di domandarglielo. Effettivamente, ha confessato il Signor G. sono andato un pò a tentativi. Il primo l'ho avvelenato spruzzandogli una bomboletta di baygon sulla faccia, quello per le formiche, solo che non va bene. Mi sono mezzo intossicato e poi una bobola a topo mi costa troppo. Pechè sono forti sai ... ah se sono forti quelli lì! allora ho provato con un secchio. Annegamento. Lì ho sbagliato io perché c'ho messo il detersivo per fare l'acqua un pò più velenosa ma faceva troppe bolle e il topo non è morto. Si è solo fatto il bagno.. ahahahah! . ah. Sai come l'ho finito quello lì? ommioddio,ho pensato io.una scarica elettrica?? il phon dentro al secchio? hehe.. il Signor G ha estratto una cesoia da giardinaggio , enorme, probabilmente una cesoia da baobab. e sforbiciando all'aria si è fatto una risata. Ecco, io non so esattamente come funzioni tra i topi, solo mi auguro davvero tanto che anche tra loro esista qualcosa come il passaparola.

 

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mercoledì, novembre 23, 2005

ERRATA CORRIDGE  mio precedente post- punto 4

- L'Uomo Ideale deve impedire con ogni mezzo (compresa l'immobilizzazione parziale o totale) che io assista a trasmissioni devianti nonchè immani puttanate come 'la talpa', anche se oppongo resistenza perché è l'ultima puntata .Lui non deve mollare.

Al quarantacinquesimo ho sperato che la terribile prova finale consistesse nel mangiare gli occhi tiroidei della perego e berne il sangue. Oltre ad essere televisivamente roba di grande effetto, avrebbe portato gaudio e gioia in tutte quelle case Italiane dove povere mediocri creature come me sottostavano al supplizio. Immagino scene di festa e giubilio per le strade , roba che non si vedeva dal 1982 cioè da quando la nazionale ha vinto i mondiali. Al novantesimo sono stata soccorsa dall'amica michela che mi ha infilato il ventolin in bocca dicendomi 'respira respira!'.

Al centotrentesimo ho capito che alla perego non gli avrebbero mai cavato gli occhi ma sopratutto sono stata colta da una fulminante rivelazione e cioè che a me della talpa non me ne fotte nulla infatti non ho mai visto una puntata perché mai dovrei vedere l'ultima. Così ho spento la televisione e con un profondo senso di sollievo ho lasciato che le mie stanche membra assai provate si concedessero il sonno dei giusti.

Questa mattina mi viene svelato il mistero e scopro che la talpa è Paolo Vallesi . un terribile dubbio tuttavia  mi assale, chi cazzo è Paolo Vallesi?

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lunedì, novembre 21, 2005

Intanto l'uomo ideale non esiste. Nel momento in cui l'uomo ideale esiste allora smette di essere l'uomo ideale e diventa l' uomo normale. Quindi l'Uomo Ideale non esiste, se non per un breve abbaglio, ossia il tempo che ci mette a trasformarsi da Uomo Ideale a Uomo Normale. Cioè poco.

Queste le 10 regole fondamentali per ambire al trono di mio Uomo Ideale :

1- Evitare di chiamarmi. Sentirsi una/due volte al giorno è sufficente. Di più diventa terribilmente snervante. Perché io odio il telefono. Infatti non ho un cellulare. non più. l'ho rotto. spaccato in mille pezzettini . l'ho fatto fuori . Ed è stato un momento bellissimo.

2- Evitare di pronunciare frasi azzardate come ti amo. ti amo non si dice. magari si pensa. ma non si dice. perché io a certe affermazioni non so  cosa rispondere. Men che meno se l'unica possibile risposta fosse mai un semplice anch'io. (esempi  di ultime risposte di zazie a un ti amo : 1- grazie  2- mi accompagni all'ikea? 3- al telefono,  zazie a casa lui fuori con amico - lui :... ti amo -  lei :... salutami simone ! )

3- Non fare sorprese. Sono ammesse unicamente : A- mazzi di margherite e /o tulipani e/o ranuncoli. Ma così, a random, bandite le occasioni speciali. B- Arrivare a casa mia mentre io devo ancora uscire dall'ufficio e farmi trovare : riscaldamento accesso, cagnetto ciro già pisciato e ben divertito, profumo di cena buona buona tutto intorno, bottiglia di brunello pronta per essere stappata e bevuta. Non deve fare domande su come è andata, non deve dirmi che ho la faccia stanca e/o incazzata. Deve solo sorridere e cucinare porgendomi il bicchiere.

4- Deve sempre fare sì che io scelga cosa vedere e/o cosa ascoltare. E se martedì sera c'è la finale della talpa non mi deve dire che sono una mediocre perché guardo queste puttanate. Deve stare zitto zitto e fingere di divertirsi ipotizzando con me chi mai potrebbe essere sta cazzo di talpa. Lo stesso vale per le serate musicali. Dove magari alla tele c'è solo la partita e allora io decido che quella sera niente tv, solo musica. e scelgo io, naturalmente.

5- Il gioco 'maiali nello spazio' ( da me così battezzato in onore di un mitico episodio dei favolosi muppets) che faccio con gattìn, quello cioè dove io prendo gattìn e lo faccio volare per aria, lo posso fare solo io. L'uomo ideale non è autorizzato . Questo vale anche per il gioco 'facciamo la cariola' o la variante 'facciamo la cariola in retromarcia' che pratico con il cane ciro. Infatti, solo a me è dato torturare simpaticamente le mie bestiole.Nei riguardi dei miei animali l'Uomo Ideale è autorizzato unicamente a : portare a spasso il cane ciro quando (come adesso) fa troppo freddo e io non ne ho voglia - Preparare loro la pappa quando io sto guardando roba interessante come ad esempio la finale de 'la talpa' e non ho certo il tempo di star lì a girare riso soffiato e bocconcini, mettere le gocce negli occhi di gattìn perché in quella circostanza la mansueta creatura si trasforma in una iena molto poco ridens.

6- L'uomo ideale deve accomodarsi nel mio giaciglio per un massimo di 3 notti a settimana. Infatti, ho comprato un matrimoniale per dormire in posizione obliqua con braccia e gambe spalancate, non per dividerlo con un Uomo (anche se Ideale).

7- L'uomo Ideale non deve mostrare debolezze come la gelosia o, peggio ancora, quell'odioso urticante sentimento della possessione.

8- L'Uomo Ideale deve avere un sacco di cose da fare all'infuori di me. Questo per il fatto che io non ho un cazzo da fare ma a me  piace avere tanto spazio tutto mio  per fare un pò tutto quello che voglio io.

9- L'Uomo Ideale, come in quella pubblicità molto anni 80, non deve chiedere mai. Deve solo rispondere  sì. Quando richiesto.

10- L'Uomo Ideale deve sempre, in ogni momento, e nonostante tutto, farmi sentire la Donna Ideale.

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giovedì, novembre 17, 2005

a me piace un sacco, piu di tutto, viaggiare da sola. questa cosa del prendere e andare just me myself and I , di sentirmi un esserino libero e beato a spasso per il mondo, del non dover rendere conto a nessuno se non a me stessa. Questo per me è il viaggio. Ho viaggiato su corriere strombazzanti su e giù per la bretagna. Ho ballato a piedi nudi su una piazza di cancal, ubriaca di vino di sole e di ostriche , con un vecchio pescatore che diceva di essere figlio dei pirati, e io mi sentivo come campanellino nell'isola che non c'è. Ho caricato i miei bagagli su un treno e ho aspettato due ore alla gare de lion . Seduta all'ingresso della stazione sopra la mia valigia, aspettavo un uomo che mi aveva fatta innamorare nel giro di un amen. Aveva cucinato per me nella cucina dell'ostello un indimenticabile pasta scotta condita con una disgustosa salsa ragù in lattina e io avevo portato una bottiglia di vino credo bordeaux e poi avevo lavato i nostri piatti. Siamo andati a vedere lo spettcaolo del mare che si alza. le onde ci arrivavano coi loro sputi sulla faccia e noi ridevamo ubriachi e bagnati. e ci siamo baciati e lui tremava. Tu tremi ho detto io, e lui non ha risposto. Studiava astronomia. Ricordo che quella notte abbiamo viaggiato su mille pianeti, io e lui. Aspettavo quell'uomo seduta sulla mia valigia perché era lì che dovevamo rivederci così mi aveva detto. Ma non è mai arrivato. E' passato un cane si è fermato mi ha guardata ha alzato la zampa e ha piasciato sulla mia valigia. Ero uno spettacolo triste, così ho pianto. Ho pianto anche sul treno con la testa fuori dal finestrino e le lacrime che correvano giù verso l'atrio della stazione ma lui non è arrivato neanche così. Non potevo chiamarlo e lui non poteva chiamare me, non avevamo nessun numero. Ci eravamo dimenticati di dirci chi eravamo. ci eravamo dimenticati di dirci un sacco di cose. Io sapevo solo che studiava astronomia, fumava tabacco, abitava a parigi, e girava in bicicletta. e si chiamava xavier. e poi sapevo che lo avrei visto quel giorno in stazione, avevo tempo solo un paio d'ore. tra una coincidenza e l'altra. Ma tra una coincidenza e l'altra lui non è mai arrivato. O forse sì, e io non l'ho mai saputo. L'ultimo viaggio che ho fatto da sola è stato due anni, fa. Era fine settembre ed era il mio compleanno. Auguri mi ha detto il signore in divisa all'aeroporto controllando la data sul mio passaporto. Ero appena atterrata su una terra nuova e mi sentivo una regina. Ero in Africa ed ero da sola. L'arcipelago di capo verde è un mucchietto di isole spruzzate in mezzo al mare. Non sapevo fosse anche un paradiso del turismo sessuale femminile. Io giovane donna emancipata dell'oggi giorno ci misi un paio d' ore a rendermene conto. Faticai a metabolizzare questa realtà, ero comunque un femmina, da sola, ed ero lì. La sensazione era quella che chiunque incontrassi mi guardasse con un ghigno malvagio e saputello. Tipo: hei tu donna bianca io lo so perché sei quì. Lasciai l'isola di sal, la piu conosciuta, nel giro di 24 ore. Una sorta di Disneyword africano colmo di villaggi dove l'animazione insegna a ballare la baciata e donne attempate si trastullano  pagando i favori di  giovani (eh sì, e meravigliose) creature creole. Da quando c'è il turismo è aumentata l'occupazione del 70%. Il 70% della popolazione, oggi, è dedita alla prostituzione. E poi Sal puzza, puzza di merda. Ovunque l'odore di merda ti assale , ti entra dal naso e ti arriva nello stomaco. Ti si appiccica ai capelli ai vestiti fin dentro la pelle. Negli ultimi 10 anni per via di questa cosa del turismo la popolazione è triplicata. Non hanno però tenuto conto della scarsa capacità del sistema fognario, anche perché un vero e proprio sistema non esiste. Le fogne sono a cielo aperto, e non ce la fanno più a reggere tutta quella merda. I verdi giardini dei villaggi all inclusive dove le vecchie signore in eleganti vestiti etnici si trastullano con giovani indigeni sulle note di danze sensuali sono tutti annaffiati con acqua di fogna, quindi sono annaffiati di merda. Via. Il piccolo aereo mi porta a boa vista. Trovo alloggio in una graziosa casetta rosa coloniale proprio sulla spiaggia. E' una gelateria. Era una gelateria, mi spiega Mariano, adesso non lo facciamo piu il gelato. Costa troppo. Mariano è un Signore di mezza età, è napoletano e vive lì da qualche anno. Faceva il fotografo, ha lavorato come free lance per riviste di grande prestigio come il National Geographic. La sua fortuna è stata quella di fotografare per ultimo Airton Senna da vivo. Quella foto è la sua pensione, dice. Ha viaggiato iI mondo. Ha visto tutto. Poi , quando ha deciso che era arrivato il momento di fermarsi, si è a fermato lì. Perché è il pezzo di mondo più bello che abbia mai visto. E lo è. Boa vista è il deserto che scende dentro il mare. Sono distese di dune bianche come la neve e piccole oasi verdi e rosse distese di arida terra e tutto intorno il blu delll'oceano. E' un paesaggio lunare.Sulla veranda del mio bed and breakfast -gelateria facevo colazione con marmellata di zucca e una moka di caffè tutta per me. Ero l'unica ospite, e Mariano mi faceva compagnia. Camminavo per chilometri su quella spiaggia deserta. Seduta sulle dune di sabbia guardavo le testoline delle tartarughe spuntare. Mi beavo in quell'acqua cristallina mentre piccoli squaletti che sembravano pesci di gomma mi nuotavano accanto. Il paradiso. Al tramonto, a piedi nudi, andavo al porto. Il porto era un semplice molo e accanto un container aperto come una lattina che era un ristornate. Il ristorante di tony. A quell'ora arrivavano i pescatori e tony friggeva merluzzo . Io bevevo birra gelata mangiando frittelle di pesce. Mi sedevo sul molo con le gambe a ciondolini , accanto a me i bambini pescavano con piccoli bollentini fatti di legno e sughero. Li guardavo intenti nel loro daffare, e intanto imparavo. La sera cenavo da donna luisa. Il ristorante di donna luisa era nella cucina della casa di donna luisa. Una grande cucina tinta celeste con bianche tendine ricamate e tavoli di legno coperti da tovaglie di plastica , appesi alle pareti  variopinte madonne e gesùcristi  . Accanto al mio tavolo la famiglia di donna luisa. Il marito e due anziani genitori, la vecchia è particolarmente bella, ha un sacco di rughe e la faccia color mou è avvolta in un fazzoletto colorato. Mangiano ridono chiaccherano litigano,fanno quello che  fa una famiglia. In sottofondo la musica di una vecchia radio gracchiante che non disturba affatto, sembra di stare dentro  un vecchio film. Donna luisa cucina e serve i quattro tavoli. Ogni tanto si accomoda con la sua famiglia, è lei che comanda là  dentro. Io mi lascio flirtare dal giovane lavapiatti in cucina, ha un sorriso bellissimo. io sono pur sempre una giovane donna seduta al tavolo da sola, fingo di leggere un libro ma in realtà non mi perdo un'atomo di quell'atmosfera. Da donna luisa mangi l'aragosta alla creola piu buona di tutto l'arcipelago. A sal rei, la 'città' non c'è nulla da fare . Non ci sono discoteche grazieadio. C'è nè solo una vicino all'aeroporto. E c'è pure una pista di gokart. Però non c'è un ospedale.Se ti viene un attacco di apendicite di notte bisogna che i pochi abitanti dell'isola muniti di macchina facciano passaporala e corrano all'aeroporto per illuminare la pista., allora ti caricano su un qualcosa che vola, se c'è, e ti portano da qualche parte dove c'è un ospedale . Praticamente con un attacco di appendicite sei morto. Se è per questo a sal rei non c'è nemmeno il depuratore, veramente c'è ma è come se non ci fosse perché è rotto e non ci sono i soldi per sistemarlo. La gente raccoglie l'acqua piovana con grandi secchi e poi si arrangia.Quindi a boa vista non c'è acqua. meno male però che un gruppo di generosi bresciani ha costruito una discoteca e una pista di go kart, ci volevano proprio. la comunità  deve essergliene davvero grata. Dunque la sera a sal rei non c'è niente da fare. Ci sono dei piccoli bar dove uomini e donne ballano struggenti melodie dai nomi bellissimi ; la morna la coladeira e il funanà.Cesaria Evora è la loro edith piaff. Sono proprio dei semplici bar e sono piccolissimi. Gli uomini invitano le donne come mi raccontava mia nonna. Non so perché ma questi piccoli locali mi ricordano buenos aires. Devo averlo visto in qualche film perché io a buenos aires non ci sono mai stata. Una donna che viaggia da sola e un qualcosa che si aggira incustodito e non si capisce perché. Gli uomini si sentono in dovere di fare qualcosa. E' più forte di loro. Se non lo fanno è un'occasione mancata. In quel mondo poi è più di un occasione , è un vero e proprio lavoro. e se gli va bene è anche  un passaporto. Quando Zac si avvicina ho paura perché è bello. E' bello da matti. Parliamo in quattro lingue tutte quelle che sappiamo. Zac mi racconta della sua terra, della sua famiglia e del suo bambino perché lui è papà ed è la cosa più bella del mondo. Mi racconta di quella musica, delle sue radici , della sua gente. Siamo schiavi noi sai? lo siamo stati. Lo siamo tutti, dico io. Zac mi accompagna a casa e la mia casa è sulla spiaggia allora ci fermiamo un pò lì. Coi piedi nell'acqua. Io guardo l'oceano e penso che domani dovrò partire. Il giorno dopo quel pezzo di spiaggia è spiegazzato come certe lenzuola la domenica mattina. è un letto sfatto. la nostra piccola alcova. Zac mi aspetta all'aeroporto. Mi ha portato un dono, un braccialetto con una conchiglia. La conchiglia l'avevo trovata io quella notte e gliel'avevo regalata di nascosto infilandola nella tasca della sua giacca e intanto pensavo ridacchiando tra me e me 'io donna bianca pago te uomo nero con questa piccola conchiglia'. deve averla trovata.  Mi lascia il suo numero, mi prometti che torni? non ti prometto niente dico io scrivendo su un foglietto il mio. Tu non mi prometti niente ma io ti aspetterò lo stesso sempre.Non sono così stupida da avergli  creduto. Però conservo quel ricordo come una cosa bella e inaspettata, senza un rimorso o un rimpiante che sia. Tranne forse quella notte, qualche mese dopo, quando il telefono di casa mia è squillato ed era la voce lontana di una giovane donna che con uno strano accento portoghese diceva : se  tu torni a boa vista,  io t'amatto.

Mai più tornata.

 

 

 

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mercoledì, novembre 16, 2005

yoda_dogCome ricatto il mio cane.

Normalmente gli dico: guarda che ti mollo attaccato al guard rail.E lui se ne fotte. Adesso  ho trovato questa foto, gliela sventolo sotto il naso minacciandolo . E lui teme di brutto.

 

postato da: biancablu alle ore 12:50 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, novembre 16, 2005
ma se Morgan invece di strapazzare Fragole Infinite di Alberto Fortis si fosse appartato a laccarsi le unghie, non avrebbe fatto  cosa buona e giusta?
postato da: biancablu alle ore 09:53 | Permalink | commenti (3)
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martedì, novembre 15, 2005

Succede che a volte, alla televisone, facciano vedere cose che diversamente neanche si sognavano. Tipo quando muore un regista. Che l'unica cosa buona di quando muore un regista, sopratutto se bravo, è che ti fanno vedere i suoi film. Dunque ieri su la 7 ,per via di questi eventi che infiammano la banlieu parigina, hanno fatto vedere 'la città di dio'. La città di dio è un film brasiliano. Io adoro il brasile da quando ho scoperto la cannella che è subito salita in cima alla top list dei miei odori preferiti sbaragliando la trielina il das e il mandarino . Dopodichè ho scoperto che c'era un intero paese che profumava di cannella, e ho conosciuto Jeorge Amado e le sue meravigliose creature. Nel frattempo usciva la prima novela: la schiava Isaura. E ho amato anche lei, questa cenerentola dei campi di cotone. Ma meraviglia delle meraviglie è stato l'avvento di Dancing Days. Sonia Braga e le sue zeppe paiettate. Per me il miraggio della maggiore età non erano la patente o i film vietati . Niente affatto, io volevo le zeppe paiettate come in dancing days. E per averle avrei dovuto essere maggiorenne perché nessuno in casa me le avrebbe mai permesse. Quindi io da maggirenne me ne sarei andata via di casa sulle mie belle zeppe luccicanti. Insomma, da sempre sogno il brasile. I suoi odori i suoi riti le sue musiche i suoi colori i suoi eccessi le sue contraddizioni. Se abitassi in brasile sarei sempre a piedi nudi e avrei addosso un bel colore caramello croccante tutto l'anno. Invece qui ho già le calze di lana e un velo verdognolo sulla faccia. Ma torniamo al film. Intanto voglio dire che io per tutto quello che è libri film musica insomma per tutto quello che è arte in generale non posso dire niente di credibile e/o interessante, per tanto non mi dilungherò . I miei criteri di valutazione si basano su un unico e insindacabile principio : mi piace / non mi piace. Per via di questo mio principio posso tranquillamente sbadigliare davanti all'Opera riconosciuta piuttosto che incantarmi estasiata per quella che viene giudicata un' emerita minchiata. Difficilmente mi lascio influenzare. Difficilmente mi fotte sapare cosa ne pensano i più. A me 'la città di dio' è piaciuto. Ma siccome  Tarantino docet, diciamo che in linea di massima questi film dei ggiovani a doppia gg hanno un pò tutti la stessa impronta riconoscibile da molte cose fra cui lo spietato in  nudo e crudo e il fermo immagine. Che poi se vogliamo è stato Scorsere ne 'I bravi ragazzi'  a usare il fermo immagine, citando a sua volta Trauffaut. Perché forse tarantino docet anche, ma copia pure e sopratutto, a me, ha rotto  il cazzo. In questo film, invece,  certi elementi di spettacolarità tarantiniana  sono perfettamente mescolati alla tradizione neorealistica del Cinema Novo Brasiliano, creando un opera  che,  anche se per certi versi già vista,  è comunque originale ed autentica.  Merce rara, di questi tempi.

postato da: biancablu alle ore 10:22 | Permalink | commenti (11)
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