martedì, gennaio 31, 2006

se dovessi immaginare la mia vita, figuarla in qualche modo , rappresentarla, io la vedrei come un pentagramma. appesi a  fili ben tesi , disposti in apparente ordine sparso , una serie di puntini tondi tondi. bianchi, neri, oppure riempiti solo a metà. chi ben aggrappato, chi semplicemente posato,in attesa,  chi invece sospeso , a cavalcioni tra le righe,  ciondoloni a testa in giù. un'equilibrio precario e tremolante. e poi, qua e là, rigide sbarre e morbide chiavi di violino. parentesi e  archi che,  come invisibili ponti sulla testa o sotto i piedi,  uniscono  tempi . la  costante ricerca di  armonia tra le note di una sinfonia un pò disordinata.

postato da: biancablu alle ore 12:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, gennaio 31, 2006

non riesco a levarmela dalla testa, quella bimba raccolta nell'acqua, in brasile. non riesco a levarmela dalla testa. chiusa dentro un sacchetto di plastica, di quelli neri, per la spazzatura. appesa a un tronco d'albero che l'ha tenuta a galla. e lei strillava che pareva un gatto, dice l'uomo che l'ha raccolta.  non riesco a levarmelo dalla testa, quel vestitino rosa coi fronzoli e un vezzoso nastrino sulla fronte. qualcuno l'ha preparata con cura, l'ha vestita a festa. perché fosse la regina, là sotto. ma lei ha strillato forte come un gatto,  ed è sbucata fuori dal sacchetto nero avvolta nel suo vestitino rosa. quello della festa.

postato da: biancablu alle ore 10:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, gennaio 27, 2006

mai vista così tanta, quì. corro a casa. c'è un cane coi moonboot che mi aspetta.

postato da: biancablu alle ore 09:36 | Permalink | commenti (6)
categoria:
venerdì, gennaio 27, 2006

neve

La filastrocca del fiocco di neve

C'era una bimba un po pensierosa

che molto spesso era poco gioiosa

lei non capiva perché o per come

e a tutto questo non trovava ragione.

Ma lei sentiva di essere strana

a volte diversa ed   altre  balzana.

Poi un giorno vide cadere dal cielo

una nevicata che pareva un velo.

La bimba rimase incantata a guardare

quei fiocchi di neve volare e danzare

fintanto che un fiocco si adagiò piano

proprio sul palmo della sua mano.

Non era affatto una stellina ghiacciata

ma un opera d'arte assai raffinata.

Dentro  quel piccolo fiocco rotondo

vide il più grande mistero del mondo.

postato da: biancablu alle ore 08:43 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, gennaio 24, 2006

Ogni mattina per andare a lavorare è un lungo tragitto. 

7 minuti di motorino 

35 minuti di treno 

5 minuti di sottopassaggio 

svariati minuti di attesa autobus 

20 minuti di autobus 

Ogni mattina per andare a lavorare è sveglia alle 5.45. è buio dentro e fuori. Sono occhi incollati dal sonno, guanti sciarpa cappello e naso gelato mentre inforco il mio bravo arancione e corro verso la stazione. Ogni mattina è un cappuccino in tazza bollente mentre aspetto il treno. Quasi ogni mattina è un cappuccino abbandonato sul banco del bar della stazione, giusto il tempo di scaldarsi le mani. Difficilmente riesco a berlo tutto. Ogni mattina sono le stesse facce sul treno. Gli stessi discorsi. Le stesse fermate. Ogni mattina lo stesso identico paesaggio scorre fuori dal finestrino seguendo la stessa identica sequenza .  Normalmente dormo,cullata dalle vibrazioni del treno, immersa in quel  torpore appoggio la testa al finestrino e mi lascio portare via. Ogni tanto apro gli occhi, mi basta un fotogramma per capire dove sono.  e quanto ancora posso dormire. Ogni mattina scesa dal treno come un piccolo automa mi avvio verso il sottopassaggio. E’ lì che mi sveglio. Pian piano. Attraversare quel tubo è un po’ come sbucare fuori, affacciarmi, rimettermi al mondo, ogni mattina. Il sottopassaggio è lungo 5 minuti, perché in metri io non so contare. Intorno al terzo minuto, ogni mattina, vive un uomo .  La sua casa è un giaciglio di cartoni circondata da buste di plastica. E’ un immagine fissa, ogni mattina, silenziosa, appoggiata all’angolo del sottopassaggio. Ai margini del tubo. Un giorno ci siamo guardati . un sussulto. L’uomo aveva grandi occhi limpidi. E stanchi. Colmi di vita. un vuoto a perdere. Quello sguardo mi restò appiccicato tutto il giorno fino a sera e poi il giorno dopo ancora, quando avvicinandomi al terzo minuto del sottopassaggio mi accorsi che le gambe mi tremavano e uno strano buco nello stomaco mi impediva di respirare regolarmente.  Trattenni il fiato i filai dritta. Che io sono timida. Posso dire che non ci siamo mai più guardati. Ci sbirciavamo distrattamente, così, con la coda dell’occhio. Come a dire ci sei, ci sono. Tu sei l’uomo che vive sui cartoni, io sono la ragazza che passa di qui, ogni mattina. Inventavo per lui una vita nuova ad ogni passaggio . Un giorno era un poeta un altro un musicista. Un amante abbandonato. Un angelo caduto. Chissà , pensavo, se anche tu nel vedermi ogni giorno passare  inventi qualche vita per me. Una mattina aveva piovuto a dirotto. Mi ero bagnata completamente nei 7 minuti di motorino. Ero fradicia. E fradicia sono scesa dal treno. Così quando arrivai alla stazione comprai un piccolo ombrello. Attraversai come ogni mattina il sottopassaggio, e quando intorno al terzo minuto incominciai a sentire la danza delle farfalle nella pancia, vidi che lui, quella mattina, mi guardava. E sorrideva.Sorrisi anch’io, ben al riparo sotto l' ombrello.  Ero felice di una felicità molto stupida. Che la gente quando si innamora diventa così. Mi aveva guardata e aveva sorriso. Solo quando uscii dal sottopassaggio mi fu tutto più chiaro. L’uomo del terzo minuto aveva sorriso nel vedere  una ragazza completamente bagnata, coi capelli gocciolanti e la giacca fradicia, che stava attraversando un sottopassaggio lungo 5 minuti, con un ombrello aperto sulla testa. Risi da sola quel giorno sull’autobus. Risi con la testa bagnata appoggiata al finestrino. Risi da sola come fanno i pazzi. Tutto intorno gli sguardi imbarazzati delle altre persone, quelle normali. Quel giorno ricevetti la lettera di licenziamento, mancava una  settimane a natale. Così ricevetti anche il mio pacco di natale. Ma vaffanculo voi e il vostro pacco di natale. Decisi che quel pacco non lo avrei tenuto. Lo avrei regalato. sì, all’uomo del sottopassaggio.  Non so cosa avrei detto, qualcosa tipo senti io non lo posso tenere è una storia un po’ lunga, è tutta roba buona eh! Solo che io non lo posso tenere. Attraversai il sottopassaggio due volte, con quel  pacco stretto tra le braccia cercavo di ordinare alle mie gambe di fermarsi da lui. Niente, nulla da fare. Non ci riuscivo. Lasciai il pacco ad un uomo accovacciato poco distante . Un suo vicino di strada. Magari, gli dissi, lo divida con gli altri. E per l’ultima volta attraversai quel sottopassaggio.

 Un anno e mezzo  dopo, è primavera.  La gente sbuca dalle case, dai bar dagli uffici. Cammina per le strade, si riunisce nelle piazze. C’è una bella luce tutt’intorno e l’aria è finalmente tiepida, e  limpida. Io sono seduta per terra, su un marciapiede muretto. Chiacchero con un amico e sono chiacchere soffici, leggere. Come questo tempo. “sei tornata” sento. alzo gli occhi. è lui,  l’uomo del sottopassaggio. Questa volta sono io a guardarlo dal basso verso l’alto. Vorrei rispondere, poter dire qualcosa. ma cosa. Abiti sempre là sotto? Ti è arrivato un pezzo del mio pacco di natale? neanche una bottiglia di vino? .  

e invece sussurro  “io veramente non ci sono mai stata, semplicemente passavo di lì ” 

ma intanto  lui,  è già andato via.   

 

 

postato da: biancablu alle ore 13:27 | Permalink | commenti (9)
categoria:
lunedì, gennaio 23, 2006
il mio gatto quando mi vede mi corre incontro e fa le capriole. ci tengo a scriverlo perché in momenti come questo in cui il mondo non solo non ti sorride ma digrigna pure i denti, è bello avere un gatto che quando ti vede ti corre incontro e fa le capriole. ecco. io ce l'ho.
postato da: biancablu alle ore 14:52 | Permalink | commenti (2)
categoria:
venerdì, gennaio 20, 2006

questa notte ho fatto davvero un bel sogno. sarà per via del tasso glicemico nel sangue. ma era davvero un sogno dolce, e romantico. Intanto ero da sola. perché mica bisogna essere in due per sentirsi romantici. ero sola e camminavo sui tetti come scaramacai. saltavo da uno all'altro come un gatto, sopra una città illuminata , coperta di tetti e soffitte e abaini  e luci soffuse . poi spuntava una fisarmonica e io la suonavo seduta con le gambe a penzoloni. e questo per me è davvero un gran sogno perché a me piacerebbe un sacco saperla suonare. c'ho provato una volta ma neanche riuscivo a tenerla in mano da quanto pesava. e quindi questa notte io suonavo e cantavo sui tetti del mondo e tutto era pace amore e così sia.

 

postato da: biancablu alle ore 10:53 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, gennaio 19, 2006

è una giornata di sole tiepidino, grazieaddio, così ho deciso di consumare la mia pausa pranzo seduta su un muretto e nel frattempo guardare la gente che passa per  strada. questo del guardare la gente che passa per la strada è un'attività che mi piace davvero un sacco. mi piace guardarla e immaginare storie e cose. di fronte a una casalinga con sacchetti della spesa e pargolino infilato dentro al passeggino la mia capiacità di immaginazione è in grado di sfornare novele da far impallidire quelle 4 disperate di mistirialane.

il pranzo di oggi consisteva in un sacchetto di carta bianca colmo di  leccornie. Uscita dall'ufficio  mi sono diretta nella cartoleria-giornalaio-tabaccaio-dolciaio che c'è davanti alla scuola elementare e mi sono messa in coda con tutti i bambini. arrivato il mio turno ho ordinato 3 euro di orsetti gommosi, 2 euro di goleador (metà liquirizia e metà cola) , 2 euro di di caramelle sugus e poi guardi 3 euro faccia lei un misto di liquirizie stringhe, rotelle e farcite. 10 euri tondi tondi . nel porgere la banconota non ho mancato di volgere uno sguardo un po bastardo ai bambinelli in fila con la loro bella monetina in mano. I quali , giustamente, hanno ricambiato con uno colmo di invidia a bocca spalancata. cari, quando un giorno sarete grandi e magari riuscirete  a trovare un lavoraro e così, se sufficentemente retribuiti,  vi renderete indipendenti come me , allora anche voi potrete forse permettervi un sacchettino di leccornie da 10 euri. così mi sono  accomodata sul muretto al sole e, nell' attesa dell'ignaro passante che avrebbe dato inizio alla mia personal novela,  ho attaccato con perizia il contenuto del  prezioso sacchettino. Il piano d'attacco infatti non è per nulla casuale. Dapprima è caccia alle sugus. gommose alla frutta che io chiamo così ma in realtà non so come si chiamano, infatti normalmente punto il dito e dico quelle lì. la peculiarità delle sugus è quella di sviluppare una quantità veramente imbarazzante di saliva pari a quella del pitbull vicino di casa quando si vede sculettare sotto il naso quell'eunuco del mio gatto. Il top delle sugus è quando la bocca inizia a straripare  una sostanza al gusto misto frutta composta in prevalenza da saliva e glucosio e detta appunto sugus. terminate le sugus, e avendo così raggiunto un discreto livello di salivazione , parto con le liquirizie: stringhe, rotelle e per ultime le farcite. Gli orsetti di gomma invece li tengo  per ultimi. Per loro infatti riservo un trattamento tutto speciale che possiamo suddividere in 3 step fondamentali quali : 1- lo smembramento - 2- la decapitazione - 3- la masticanza.

ecco perché questi graziosi orsetti colorati e gommosi restano da sempre i miei preferiti.

postato da: biancablu alle ore 13:39 | Permalink | commenti (6)
categoria:
venerdì, gennaio 13, 2006

Scendo dal letto e attraverso il lungo corridoio che porta alla cucina. I miei piedi, nudi, ben calcati sul pavimento gelato, misurano la distanza. C’è odore di zucchero caramellato. Lo mangerò avvolto ad un cucchiaino, gustandolo pian piano, come fosse un lecca lecca. Trascino con me un pupazzo, un coniglio che io tengo per le zampe. Le lunghe orecchie del coniglio strisciano per terra, accanto ai miei piedi nudi. Al posto degli occhi il povero pupazzo ha due buchi da cui esce della lana, la sua imbottitura. Il lungo corridoio che porta alla cucina è quello di una casa in un quartiere popolare alla periferia della città. Oggi c’è il sole ed io scenderò a giocare con gli altri bambini nel cortile davanti a casa. A noi bambine piace giocare ai mercatini. I mercatini funzionano che ognuno raccoglie qualche cosa : fiori, erbacce, terra colorata e poi la sistema in bell’ordine. Normalmente i banchetti dove viene esposta la merce sono dei muretti. Allora arrivano altre bambine che vogliono comprare . " vorrei due etti di quell’insalata!" . La bambina che vende incarta la merce con un foglio di giornale, in cambio avrà una manciata di sassolini. Io non amo ne vendere ne comprare; a me piace fabbricare. Raccolgo petali di fiori e poi li pesto con un sasso fino a ridurli in poltiglia. Il fatto è che nessuna delle altre bambine vuole comprare i miei impasti di petali pestati. Sono brutti da vedere e spesso puzzano. "non puzzano per niente! " "Senti questo gambo di margherita!… sa di carota!" dico masticando un gambo di margherita. "tu fai schifo! Mangi le margherite che se va bene ci pisciano sopra i gatti!" dicono allora le altre. Questo è l’unico gioco che a me va di fare con loro. Per il resto non mi ci trovo molto. Non mi trovo ne a saltare con l’elastico ne a giocare con le bambole. Le mie bambole sono tutte rasate . Alle altre bambine fanno impressione quelle teste spelacchiate.  Ora ho scoperto le biglie, piccole sfere di vetro con dentro spicchi di colore. Per giocare alle biglie occorre giocare coi maschi. Io costruisco elaboratissime piste nella sabbia, mi levo le scarpe, le calze e con il tallone traccio gincane degne di un circuito di formula uno. I maschi mi fanno giocare. All’inizio mi prendevano in giro ma ora sono molto rispettata. Sono partita con una sola biglia che ho trovato per terra, ne ho già vinte 50. La cosa che mi affascina di più nel gioco delle biglie è scoprire le biglie stesse. Quando le raccogli sono tutte opache e ricoperte di sabbia. Non si vede quasi nulla. Poi, dopo averle strofinate sulla maglietta, appaiono con tutti i loro spicchi di colore. E’ una cosa quasi magica, questa delle biglie. Bruno è il mio migliore amico. Lui è più grande di me, di qualche anno. Ma la sua testa sembra essersi fermata. Parla biascicando in un modo  strano, per questo motivo gli altri bambini lo prendono in giro. Oppure non lo considerano. O meglio, lo considerano solo per prenderlo in giro. Bruno impazzisce per me. Quando mi vede grida il mio nome. Io mi tolgo le scarpe e cammino sul prato. quando è bagnato mi piace ancora di più. Lui mi trotterella intorno e dice che mi vuole sposare. Io gli rispondo che lui è tutto scemo e allora lui ride.  E io anche. E così ridiamo forte tutti e due. A me piace la musica. Ho imparato da sola a sistemare il disco e a posizionare la puntina. Il disco inizia a girare ed io con molta precisione devo azzeccare il punto esatto dove mollarla. Ad esempio, la mia canzone preferita in questo momento è la quarta del disco. Allora devo contare quattro giri e poi lasciare andare la puntina. Questa operazione mi riesce perfettamente. E così io inizio a girare su me stessa.  veloce, piccata sui  miei piedi nudi, con le braccia aperte.  canto. ormai conosco a memoria qualche  parola di questa canzone che mi piace tanto:

cuore cani sangue morte colore amore.

Trallalalalalalalaleru.

 “che fai lì sdraiata ?” chiede mia madre entrando nella stanza. Io sono stesa sul pavimento, i piedi nudi, l’orecchio appiccicato per terra .    

 “sento i rumori”

"che rumori?”

 “quelli della terra che gira…”

 “tirati su e mettiti le calze. È freddo per terra…”

 “non è freddo per terra…”

 Mia madre prende i  calzini appallottolati e me li infila.

 “di che colore sono io?..”

 “che colore??.. bè… rosa direi”

 “perché vedo il tuo colore  ma non riesco a vedere il mio?”

 “cosa vuol dire che non vedi il tuo colore..se ti guardi nello specchio lo puoi vedere bene no?”

 “no, non il colore della faccia, il colore che vedo ogni volta che guardo te”

 “tu vedi un colore quando guardi me?” chiede mia madre fissandomi negli occhi

 “certo, anche quando vedo Bruno, che è giallo “

 “ e io che colore sono?”    

      Di nuovo i piedi nudi sul pavimento gelato misurano la distanza. il ritorno. Dalla cucina alla mia stanza. L'odore di zucchero caramellato ora non c'è più. svanito. Accendo la prima sigaretta e mi sdraio sul letto.   guardo  questo anello di fumo perfettamente circolare galleggiare sospeso nell'aria.  e poi dissolversi. 

postato da: biancablu alle ore 08:43 | Permalink | commenti (5)
categoria:
mercoledì, gennaio 11, 2006

mi si deve essere intoppato il terzo chakra.

qualcuno sa come si stura?

postato da: biancablu alle ore 10:29 | Permalink | commenti (7)
categoria: