venerdì, febbraio 24, 2006

praticamente è successo che  l'arcangelo gabriele è apparso alla madonna dicendo:

tu partorirai il figlio di Dio! - dicono  i cristiani

tu partorirai il nuovo profeta! - dicono i musulmani

cioè, tutto stò  casino per un semplice errore di traduzione. o trascrizione. o trasmissione.

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martedì, febbraio 21, 2006

l'ultima volta che la vidi era distesa in un letto. la bocca secca, socchiusa in una smorfia. i pochi capelli bianchi spettinati che parevano una nuvola. mi ricordava uno di quegli uccellini appena piumati, col faccino grinzoso e il becco spalancato, in attesa. di quelli che ogni tanto ruzzolano giù dal nido. ne avevo visto uno qualche giorno prima, davanti alla portafinestra della mia cucina. impavido, il piccolo, gridava a squarciagola proprio accanto alla ciotola del gatto. un pazzo suicida, uno sprovveduto kamikaze. pensai a lui, nell'accarezzare le sue mani esili e nodose che parevano artigli. è buffo quanto il principio e la fine spesso portino gli stessi segni, come si assomiglino. come sia indifeso chi si sporge alla vita, e altrettanto chi vi si congeda.

La mia nonna Lisetta era una donna del sud, aveva tredici fratelli ed era nata, ultima, in una grande casa bianca circondata da vigne e ulivi centenari. Poi ,una volta sposata, si era trasferita nella grande metropoli del nord. Lassù aveva aperto un 'trani', così si chiamavano allora. Proprio come la sua città. Il trani era una specie di osteria dove su grandi tavole di legno veniva servito vino a volontà e qualche piatto caldo, a seconda di quello che c'era.

aveva faticato dentro quella bottega senza mai risparmiarsi. aveva lavorato così tanto da non accorgersi che il suo amato marito, bisognoso di una donna che gli desse più attenzioni e frivole distrazioni piuttosto che sudore e sacrificio, correva qua e là dietro a ogni sottana. fintanto che un giorno, nell'inseguirne una , si perse fin su nell'argentina. non tornò mai più. Mia nonna Lisetta era una donna forte, temprata dalla vita e dalla guerra. aveva belle gambe, caviglie sottili e polpacci scolpiti. Portava orecchini di perle e,  solo quando usciva, s'imbellettava con  un filo di rossetto di un colore rosso antico.  tutto intorno era una nuvola di talco e colonia. Il suo passato era chiuso in una stanza dentro scatole di latta. fotografie ingiallite dal tempo dove, dietro a ognuna, con grande perizia, aveva scritto in bella calligrafia la data e il luogo. per non dimenticare. Mia nonna Lisetta non dimenticò mai il suo grande amore. anche se lui l'aveva lasciata. Per tutta la vita  continuò ostinata ad amare quel ricordo come se fosse presente. Amava per il semplice fatto di amare. senza nulla in cambio. Non aveva importanza per lei quello che era stato, semplicemente lo aspettava.  la sua anima,lacerata ma intatta nella sua devozione,  non poteva fare diversamente. non aveva spazio per altri sentimenti, che fossero d'amore per un altro uomo o di rancore verso di lui. amava quel suo unico uomo di un amore  testardo e  silenzioso. Mia nonna Lisetta era devota a Padre Pio. Aveva investito parte dei suoi risparmi in un numero imprecisato di 'mattoni' per la costruzione del nuovo santuario. Lo aveva incontrato più volte, il Santo. Lui le aveva stretto le mani .E lei aveva sentito uno strano profumo, come di violetta. Un giorno  disse che mi aveva raccomandata a lui. Credo attraverso la preghiera, benchè, dopo averle toccato piu volte  le mani, avessero  ormai raggiunto una certa intimità. Quell'anno fui bocciata . và da se che iniziai  a guardare all'effige del Santo, posta in ogni dove,  con una certa diffidenza. Mia nonna Lisetta, nonostante fosse una donna del sud, diceva che i calabresi erano terroni. lo diceva con un certo disprezzo: Chidd è terrone.  nonna ma anche tu sei terrona!  io sono pugliese, rispondeva lei con orgoglio. che belle le sue mani che impastano, tirano, avvolgono.Quelle dita veloci che formano. I profumi della sua cucina. l'odore delle braciole sul fuoco la domenica mattina. In ogni suo gesto, mia nonna,  era impregnata della sua terra.

Quando giunse la notizia della morte di mio nonno, restammo così, a guardarci, senza sapere bene cosa sentire. Decisi che non occorreva sentire granchè, del resto neanche l'avevo mai visto, quell'uomo. Mia nonna sapeva bene, invece, cosa sentire. Aveva portato dentro di se quel lutto per tutta la vita. Adesso lo piangeva. Pregò per lui raccomandando la sua anima a Padre Pio e anche alla madonna di Loreto che, prima dell'avvento del Santo dalle mani bucate, era stata la sua santa preferita.

Quando la vidi per l'ultima volta, distesa su quel letto che pareva un uccellino ruzzolato giù dal nido, mi sussurrò, stringendomi la mano, che non aveva paura, che era serena,  che lo avrebbe rivisto, che lo aveva perdonato. Sei così  cocciuta, pensai, che mai ne avrei dubitato.

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mercoledì, febbraio 15, 2006

telefonata da parte di anonimo sul mio cellulare

anonimo : ciao.. è un pò che volevo chiamarti, finalmente ho preso il coraggio...

io: ... chi sei?

anonimo: non ci conosciamo... cioè io sì, tu forse di vista

io: ah. scusa ma  come fai ad avere il mio numero?

anonimo : ho incontrato il tuo cane in giro l'altra sera...

io : ....  il mio cane  ti ha dato il mio numero?

anonimo: sì. ce l'aveva sulla medaglietta.

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mercoledì, febbraio 15, 2006

C'era una volta una bambina

che amava un sacco stare in cucina

a lei piaceva tanto giocare

con la farina lo zucchero il miele

Faceva torte di frutta candita

e di marmellata si riempiva le dita

guardava cadere lo zuchhero a velo

come la neve che scende dal cielo

Tra la cannella ed il cioccolato

c'era una cosa che aveva imparato

ogni ricetta, qualunque sia, vuol tanto amore pazienza e fantasia!

- e intanto io ho visto sciogliersi i miei bomboloni di carnevale dentro una padella di olio bollente. liquefatti. a pelle d'orso sul fondo . sono proprio una mezza donnetta, da non sposare per tutta la vita.

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giovedì, febbraio 09, 2006

In questo grande circo globale-inglobato, questo carosello di simpatici burloni, giullari e mattatori  che è la multinazionale alla quale presto il mio servizio e per il  quale  vengo  sottostipendiata, aleggia sui coppini di noi miserabili  una figura suprema e misteriosa detta Il Presidente. A citare Il Presidente accade che, come i cavalli di Frankestain Junior che nitriscono nell'udire il nome di Frau Brucken , un riflesso incondizionato porti i miserabili a toccarsi istintivamente laddove, si pensa, dimori lo scongiuro e la buona sorte. L'impalpabile entità de Il Presidente infatti , si manifesta unicamente tramite deliranti comunicati che immancabilmente si rivelano essere: a- sibillini presagi di tragedie imminenti b- singolari notifiche di tragedie avvenute

La funesta di oggi recita così :

Cari colleghi,

lo scorso 29 gennaio la Cina ha celebrato l’inizio del loro Nuovo Anno con festeggiamenti che si sono protratti per 15 giorni con momenti trascorsi con la famiglia e gli amici per riflettere sul passato e guardare con speranza ai progetti e alle aspettative del nuovo anno.

Per il Sig. Gxx Yxxx (34 anni), dipendente di una ditta appaltatrice presso blablablablablabla, a Ningxia, nel lontano nord ovest della Cina, è stato l’ultimo capodanno passato con la moglie e i loro 2 bambini.

Il Sig. Yxxx è deceduto in seguito alle ferite riportate rimanendo imprigionato tra due grandi carrelli .

...

(ma si può?)

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martedì, febbraio 07, 2006

P2050095

c'è un albero nel giardino davanti a casa che guarda dritto dentro la mia finestra.

dico 'guarda' mica così per modo di dire. lui guarda per davvero.

così capita che mentre io sono sdraita sul letto o sul divano a leggere o a fissar  per aria, lui è lì che mi sbircia. Il suo grande occhio spalancato osserva silenzioso ogni mio movimento. Paziente,  ogni giorno contempla lo svolgersi ripetitivo delle solite cose,  che poi è la mia vita. è il mio albero custode e allora ogni tanto io ballo per lui davanti alla finestra. Lui mi guarda immobile e un pò strabico,  ma  giuro di averlo visto anche strizzare compiaciuto, quel suo grande occhio di legno.

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venerdì, febbraio 03, 2006

ecco. hanno trasformato pure loro. li hanno manipolati. geneticamente modificati. hanno creato dei mostri. degli orrendi ritagli decisamente troppo grossi e dai colori sbiaditi. e poi sono tutti rotondi. ma che razza di coriandoli sono questi? dove sono finiti i cordiandoli quelli veri? che sono piccini e di mille colori e qualcuno è rotondo e qualcuno invece ha quella forma che non so come si chiama, direi proprio a coriandolo. ma che gusto c'è ad affondare la mano in un sacchetto di questi? mica ti fanno il solletico. sono troppo grossi. li puoi tranquillamente tenere tutti chiusi in un pugno, e loro neanche scappano di qua e di là, come fanno gli altri. quelli veri. che non sono semplici pezzetti di carta colorata, ma hanno un'anima e una precisa volontà. vorrei proprio vederli quando li tiri per aria, come piovono giu. scommetto che neanche tremano. sì, intendo quell'effetto ballerino di coriandolo che cade. questi sono troppo grossi,vengono giu come i sassi. ma sopratutto, come potranno mai , mostri senz'anima,  infilarsi tra le pieghe delle tasche, nell'orlo dei pantaloni, in angolini ben nascosti per poi sbucare fuori, far capolino tutto a un tratto quando meno te lo aspetti, che so, magari a ferragosto ?

postato da: biancablu alle ore 12:59 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, febbraio 01, 2006

sono malinconica e malmostosa . intollerante verso il prossimo e allo stesso tempo affetta da un profondo senso di solitudine. Così a colazione ho bevuto una fialetta di enterogermina . adesso ho 2 miliardi di simpatici bacillus che mi fanno compagnia. ma senza disturbare.

 

postato da: biancablu alle ore 11:42 | Permalink | commenti (7)
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