l'ultima volta che la vidi era distesa in un letto. la bocca secca, socchiusa in una smorfia. i pochi capelli bianchi spettinati che parevano una nuvola. mi ricordava uno di quegli uccellini appena piumati, col faccino grinzoso e il becco spalancato, in attesa. di quelli che ogni tanto ruzzolano giù dal nido. ne avevo visto uno qualche giorno prima, davanti alla portafinestra della mia cucina. impavido, il piccolo, gridava a squarciagola proprio accanto alla ciotola del gatto. un pazzo suicida, uno sprovveduto kamikaze. pensai a lui, nell'accarezzare le sue mani esili e nodose che parevano artigli. è buffo quanto il principio e la fine spesso portino gli stessi segni, come si assomiglino. come sia indifeso chi si sporge alla vita, e altrettanto chi vi si congeda.
La mia nonna Lisetta era una donna del sud, aveva tredici fratelli ed era nata, ultima, in una grande casa bianca circondata da vigne e ulivi centenari. Poi ,una volta sposata, si era trasferita nella grande metropoli del nord. Lassù aveva aperto un 'trani', così si chiamavano allora. Proprio come la sua città. Il trani era una specie di osteria dove su grandi tavole di legno veniva servito vino a volontà e qualche piatto caldo, a seconda di quello che c'era.
aveva faticato dentro quella bottega senza mai risparmiarsi. aveva lavorato così tanto da non accorgersi che il suo amato marito, bisognoso di una donna che gli desse più attenzioni e frivole distrazioni piuttosto che sudore e sacrificio, correva qua e là dietro a ogni sottana. fintanto che un giorno, nell'inseguirne una , si perse fin su nell'argentina. non tornò mai più. Mia nonna Lisetta era una donna forte, temprata dalla vita e dalla guerra. aveva belle gambe, caviglie sottili e polpacci scolpiti. Portava orecchini di perle e, solo quando usciva, s'imbellettava con un filo di rossetto di un colore rosso antico. tutto intorno era una nuvola di talco e colonia. Il suo passato era chiuso in una stanza dentro scatole di latta. fotografie ingiallite dal tempo dove, dietro a ognuna, con grande perizia, aveva scritto in bella calligrafia la data e il luogo. per non dimenticare. Mia nonna Lisetta non dimenticò mai il suo grande amore. anche se lui l'aveva lasciata. Per tutta la vita continuò ostinata ad amare quel ricordo come se fosse presente. Amava per il semplice fatto di amare. senza nulla in cambio. Non aveva importanza per lei quello che era stato, semplicemente lo aspettava. la sua anima,lacerata ma intatta nella sua devozione, non poteva fare diversamente. non aveva spazio per altri sentimenti, che fossero d'amore per un altro uomo o di rancore verso di lui. amava quel suo unico uomo di un amore testardo e silenzioso. Mia nonna Lisetta era devota a Padre Pio. Aveva investito parte dei suoi risparmi in un numero imprecisato di 'mattoni' per la costruzione del nuovo santuario. Lo aveva incontrato più volte, il Santo. Lui le aveva stretto le mani .E lei aveva sentito uno strano profumo, come di violetta. Un giorno disse che mi aveva raccomandata a lui. Credo attraverso la preghiera, benchè, dopo averle toccato piu volte le mani, avessero ormai raggiunto una certa intimità. Quell'anno fui bocciata . và da se che iniziai a guardare all'effige del Santo, posta in ogni dove, con una certa diffidenza. Mia nonna Lisetta, nonostante fosse una donna del sud, diceva che i calabresi erano terroni. lo diceva con un certo disprezzo: Chidd è terrone. nonna ma anche tu sei terrona! io sono pugliese, rispondeva lei con orgoglio. che belle le sue mani che impastano, tirano, avvolgono.Quelle dita veloci che formano. I profumi della sua cucina. l'odore delle braciole sul fuoco la domenica mattina. In ogni suo gesto, mia nonna, era impregnata della sua terra.
Quando giunse la notizia della morte di mio nonno, restammo così, a guardarci, senza sapere bene cosa sentire. Decisi che non occorreva sentire granchè, del resto neanche l'avevo mai visto, quell'uomo. Mia nonna sapeva bene, invece, cosa sentire. Aveva portato dentro di se quel lutto per tutta la vita. Adesso lo piangeva. Pregò per lui raccomandando la sua anima a Padre Pio e anche alla madonna di Loreto che, prima dell'avvento del Santo dalle mani bucate, era stata la sua santa preferita.
Quando la vidi per l'ultima volta, distesa su quel letto che pareva un uccellino ruzzolato giù dal nido, mi sussurrò, stringendomi la mano, che non aveva paura, che era serena, che lo avrebbe rivisto, che lo aveva perdonato. Sei così cocciuta, pensai, che mai ne avrei dubitato.