venerdì, marzo 24, 2006

ieri , per festeggiare il mio primo giorno di dieta ufficiale, mi sono premurata di correre alla coop e ritirare il premio punti che avevo ordinato : una bilancia da cucina. proprio bellina! con un aria un pò retrò, fatta a forma di vera bilancia da cucina, col suo bel oblò nel centro e i numeri scritti , non di quelli al quarzo. a differenza di quelle bilancine più tecnologiche lei è sicuramente un pò ingombrante, ma chissenefrega. è calda e rassicurante. La mia nuova bilancia sarà mia fedela alleata e già me la vedo a pesare i 40 grammi di pasta che mi permettaranno di raggiungere una forma da colomba giusto in tempo per la pasqua. che per natale sono lievitata come un panettone. Ora, la colomba è bella in forma pure lei, ma almeno se la guardi bene ha anche un principio di girovita.

questa la mia prima cena ipocalorica :

ho disposto il malinconico petto di pollo in saldo in una padella antiaderente e nel frettempo ho lasciato stufare il broccolo con uno spicchio d'aglio e un peperoncino. Bisogna dire che in questo senso sono fortunata , io. Adoro le verdure. tutte e in ogni modo. dammi un broccolo saltato e fai di me una donna spensierata. Terminato di consumare la cena ho scorto la bilancia che dal ripiano della cucina ammiccava biricchina... usami usami usami.. sembrava sussurrare. allora ho deciso di fare i bisocotti. ho pesato per bene la farina mezzochilo preciso preciso , ho aggiunto uova , lievito, arancia, cannella. niente burro ma solo un bicchierino di olio leggero, niente zucchero che tanto il lievito è di per se già un po dolcino (?). poi ho impastato e impastato e impastato, lasciato riposare, tirato e formato tante piccole ciambelle, infarinato una teglia e poi infornato. nel giro di qualche minuto tutta la casa profumava di biscotto. Il profumo di biscotto nel forno è terapeutico. Fa subito di una casa triste una casa felice. Mi sono preparata il caffè e servito un biscotto bello caldo e dorato  sul piattino.

La morale è : l'odore dei biscotti tutto intorno fa una casa felice ma un biscotto senza burro e senza zucchero è un biscotto triste.

(I biscotti tristi giaciono sul fondo di un barattolo di latta , giusto per farli sentire ancora un po biscotti. saranno serviti a ciro il cane non appena avremo terminato la scorta di pane secco).

postato da: biancablu alle ore 17:42 | Permalink | commenti (7)
categoria:
giovedì, marzo 23, 2006

il pollo fritto del night market

le ostriche di cancall con pane spalmato di burro salato

l'aragosta alla creola di donna luisa

lo sfornato di trevigiana con fonduta di blue stylton dell'acqua santa

i gamberoni dell'oyster cafe pucciati nella vaschetta di maionesesenapata

il misto coquillage del cafe de turin

la mia pasta al forno alla parmingiana con le melanzane fritte il pomodoro e la mozzarella

le mie crespelle coi carciofi

i dolcetti al cioccolato duri fuori morbidi dentro della michi

la casseula di mio papà

gli spaghetti alle vongole del lupu mio

gli spaghetti alla vongole variante aggiunta cozze gallinella e gamberi sempre del lupu mio

da oggi sono ufficialmente a dieta. stommale.

 

postato da: biancablu alle ore 16:38 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, marzo 23, 2006
zazie dorme. è primavera
postato da: biancablu alle ore 10:13 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, marzo 22, 2006

Ieri sera ho approfittato dell’assenza del mio amato per dare sfogo ad un febbrile  zapping compulsivo. Lui infatti non comprende e non apprezza la mia capacità di incantarmi davanti alla televisione ma soprattutto gli sfugge totalmente quel meccanismo un po’ malato che mi costringe a guardare emerite minchiate normalmente svolte da emeriti minchioni. I così detti reality. 

E così ieri sera ha aperto le danze music farm.  È stato un duro colpo vedere Alberto Fortis rinchiuso dentro quel circo di disperati  come un orso ammaestrato. Cavolo, lui no.  Alberto Fortis ha segnato la mia infanzia e adolescenza. Con De Andrè ha arato il mio spirito, lo ha seminato innaffiato  e  poi fatto germogliare. 

Danzavo nell’intimità della mia stanza sulle note di ‘nuda e senza seno’  con un ghigno sinistro stampato sulla faccia. Lo stesso che riservavo per La ballata dell’amore ceco di De Andrè. Ho amato quella smorfia del suo  suo viso in bianco e nero  sulla copertina di  ‘fragole infinite’, ho impastato ‘la grande grotta dell’amore’ con  le acerbe pulsioni dei miei primi giovani amori. Ho regalato il 45 giri della sedia di lillà alla mia migliore amica. E’ stato il primo disco che ho comprato. Così ieri sera, colta da un profondo senso di tristezza e delusione,  ho preferito non vedere. Ho abbassato il volume della televisione e ho messo su una vecchia cassetta impolverata, poi,  sulle note di Milano e Vicenzo e de La pazienza sono andata in cucina a lavare i piatti, che ho scoperto essere ,con  grande meraviglia,   un'attività  profondamente rilassante e meditativa...(grazie Jun!) 

 

E così cade il giorno migliore e il tramonto sbiadito che resta ha negli occhi la luce modesta del centro fallito che non tornerà…

L’hai fallito perché la pazienza, sorridendo ti invita a servirla , tu l’osservi e dovresti tradirla non so se capisci fai schifo e pietà… 

postato da: biancablu alle ore 11:58 | Permalink | commenti (7)
categoria:
mercoledì, marzo 22, 2006

uff. tutte le mie foto cancellate :|

 

postato da: biancablu alle ore 11:06 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, marzo 22, 2006

Mi è venuta un’ idea:  Un negozio di Aquiloni. 

Senti se ti piace. Una piccola bottega  dove, accanto al banco di legno di ciliegio, c’è una porticina, piccina piccina. 

Sarà impossibile resistere e tutti   chiederanno “ma cosa c’è lì dietro?” – “C’è la casa del vento” risponderò io guardandoli e avvertendoli di piegare la testa per non farsi male.   

“Ma ci stiamo tutti o entriamo uno alla volta?” mi domanderanno loro un po’ preoccupati. – sì, perché il mio negozio di aquiloni sarà sempre pieno : chi rifiuterebbe di essere aiutato a migliorare i propri sogni?.   

“Tutti tutti! E ancora ne avanza!” risponderò  io.   

Dietro la porticina nessuno parlerà più, qualcuno sospirerà così “Ohhhh” , qualcun altro salterà un battito e gli parrà d’essere un aviatore, i più perplessi, i più duri di cuore, avranno una piccola lacrima salata che il vento asciugherà prontamente  non prima però di aver  fatto loro sentire il sapore di un tempo  felice, ormai dimenticato.   

Nella grande sala dai soffitti infiniti, a più altezze oscillanti, gli aquiloni si faranno compagnia cullandosi impercettibilmente , e sotto ognuno di loro, come il cartellino dell’unico vero possibile prezzo, legata da una cordicella di nylon e stesa da due bacchette di rovere, una poesia spiegherà come si può far felice quell’aquilone. 

 Ecco , ad esempio, un aquilone ‘ballerina’. Si chiama così per via delle sue lunghe code , per disegnare figure nel cielo. Figure improvvisate che si trasformano da istante a istante  per semplice volere del vento. Come un tango. Un tango tra l’aquilone ballerina e il vento. Ma un tango felice però.  

Mi chiedo se per davvero , nella realtà quella vera, dove ad ogni aquilone corrisponde un cartellino con un prezzo vero, fatto di numeri e non di lettere, se in quella realtà  il mio  negozio di aquiloni potrebbe mai funzionare.   

Proviamo a fare una piccola analisi.   

Il cliente : chi potrebbe mai volere un Aquilone? Un bambino? Ma perché, esistono ancora bambini con il naso puntato verso il cielo? Che domande, certo che esistono!. Ed esisteranno sempre , fintanto che esisteranno i bambini, che non mancheranno mai di esistere. Quindi la risposta è SI.  

Ecco , dunque, che  abbiamo trovato qualcuno che vuole un aquilone ballerina. O un aquilone tigre, questo poi dipenderà da lui.  

 

Il bambino passando per quella piccola stradina scorge da una porticina di legno verde la testa fiera di un aquilone tigre (bene, così quello ballerina potrà restare ancora un po’ con me) e pensa che quello lì ,lassù, nel cielo, deve fare paura pure ai piccioni.  

Allora il bambino punta i  suoi piedini ma la mamma lo tira per il polso , è ora di andare  , siamo di fretta  , bisogna prendere l’autostrada prima che ci sia la coda! Del resto abbiamo visto abbastanza , in questa domenica di gita. Pinguini con uno strano anello colorato stretto intorno alle zampette , foche, delfini, addirittura gli squali!   

Tutti ben sigillati nelle loro grandi vasche. 

 Bisogna proprio andare via, è ora di tornare a casa.   

Il fatto è che il bambino quell’aquilone tigre non riesce proprio a levarselo dalla testa. Quasi come gli occhi della foca, che però lei non è che se la può comprare e portare a casa. E poi non saprebbe neanche dove metterla.  

Ma l’aquilone tigre quello  invece  sì.   

Per avere un aquilone bisogna ,tanto per incominciare,  avere dei soldini e per avere dei soldini bisogna chiedere al Papà.   

Il  Papà è seduto sulla sua poltrona con il suo giornale quello che compra tutte le mattine ma che non trova mai un po’ di tempo per leggere e allora quando arriva  a casa se ne sta lì sulla sua poltrona con il suo giornale.   

Ed è meglio rimandare, quando è così nessuno lo può disturbare , solo la mamma. Ma solo per le cose importanti. Come quella sera che la cucina ha preso fuoco perché lei chiacchierando con la zia al telefono si era dimenticata del soffritto e poi il fuoco ha preso le tende e stava per arrivare fino alla poltrona di Papà. Ma la mamma lo ha disturbato in tempo. 

 Dopo il giornale il bambino lancia la sua richiesta, il Papà raccoglie, valuta l’offerta , analizza la validità dell’investimento, e poi pensa….   

Un aquilone? Ma perché un aquilone? Adesso che è uscito il pupazzo Eminem , quello di cui  parlano tutti, quello con la maschera e  gli accessori… anche la sega elettrica.  

Penserà allora che il suo bambino è proprio strano, e che un giorno ,se và avanti così ,sicuramente gli darà delle preoccupazioni.  

E poi ritorna all’ aquilone.   

Già, ma un aquilone per volare ha bisogno del vento. E noi viviamo in città. E qui c’è una crosta di cielo talmente spessa e grigia che il vento neanche riesce  a passare.   

Sta a vedere che poi questo piccoletto ogni santadomenica mi si attacca ai pantaloni perché vuole essere  caricato sulla macchina e  portato chissà dove per cercare il vento!  

Senti piccolo, l ‘aquilone è meglio di no. Però se vuoi dico alla mamma di comprarti il pupazzo Eminem, sì! quello con la sega elettrica!  

 

Ed ecco che così,     mi sono giocata il mio primo piccolo cliente.  

E allora i casi sono due:   

uno- O posso contare solo sui bambini quelli che vivono sotto un cielo dove il vento riesce ancora a passare…   

(però non sarebbe giusto per tutti gli altri…)   

due- Oppure lo costruisco io un pupazzo Eminem, ma gigante però , con tanto di  sega elettrica , gigante pure lei , e poi gli dico “Hei pupazzo Eminem..   lo vedi quel Papà??… bè …  lui dice che  sei frocio!”.

postato da: biancablu alle ore 10:53 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, marzo 17, 2006
clip_image002

Carissimi 4 sparuti  avventori del qui presente  Blog, sono oggi a raccontarvi la storia dell’escholinia Robin Hood.  L’escholinia Robin Hood sorge a  Santa Vitoria, piccolo villaggio (1300 abitanti) sito nello stato del Maranhao , tra l’amazzonia e il nordeste. Non parliamo di pianura padana, bensì di Brasile.  L’escholinia Robin Hood nasce un anno fa grazie all’impegno e alla passione dell’amico Cédric, giovane e assai piacevole (per le fanciulle : sciò!sciò!sposato!) regista francese che , su commissione dei Frati cappuccini, si era recato nel luogo sperduto per documentare l’operato di Padre Ambrogio il quale, laggiù, aveva costruito una piccola scuola.  Cédric torna da quell’avventura portando con se un meraviglioso documentario e  un prezioso legame con il padre cappuccino e con la comunità Brasiliana.   A distanza di qualche tempo l’anziano cappuccino, provato dalla malattia, muore. Dall’alto dei fratelli cappuccini viene deciso di tagliere i fondi per la comunità di Santa Vitoria e di chiudere la scuola.  Cédric decide di fondare lui stesso un’associazione al fine di raccogliere fondi e sostenitori per poter continuare, lui stesso, quanto incominciato dall’anziano amico. Nasce così  l’associazione Santa Vitoria.   Bisogna partire da zero. La scuola non esiste più, l’immobile è stato venduto. Cédric si reca nel villaggio, gira in lungo e in largo su e giu per il Brasile, cercando, tra innumerevoli problemi  burocratici, oltre che economici,  un aiuto, un appoggio un appiglio per poter ricominciare.   Torna vincente. Il villaggio di Santa Vitoria avrà di nuovo la sua scuola!   Grazie al contributo dei  sostenitori viene acquistato un piccolo edificio  e  costituita un’equipe di persone del posto che si prenderanno cura della struttura e del suo funzionamento. L’associazione assume due giovani maestre (sempre locali) e si prende carico di tutto il materiale necessario, didattico e non (ogni pomeriggio viene servita la merenda!).  

GarçonbisL’escholinia , battezzata “Robin Hood”, ha aperto le sue porte colorate  il mese scorso (in brasile l’anno scolastico inizia a febbraio) a ben 45 bambini. Il programma  di istruzione prevede non solo l’insegnamento delle basi per poter leggere e scrivere, ma anche la  cura dell’igiene personale (ad esempio ogni bambino disporrà di uno spazzolino da tenere a scuola) , la disciplina, il rispetto e la socializzazione.  E poi canti, giochi, e tanti tantissimi colori!

 L’intenzione e la volontà dei soci dell’associazione è quella di poter costruire un giorno una scuola più grande capace di accogliere tutti i bambini del villaggio. Inoltre, il progetto prevede la creazione di un ambulatorio sanitario con personale formato per il  primo soccorso . A Santa Votria non esiste un ospedale, un ambulatorio, un medico. Il paese più vicino è a 4 ore di strada. Una strada disagevole e tortuosa impraticabile nel periodo delle piogge. A Santa Vitoria una piccola ferita non disinfettata può diventare un grande problema.  Detto questo. Abbiamo bisogno di sostenitori! Che possono essere sostenitori individuali o aziende sponsor.  Basta che qualcuno versi dei soldini nelle casse. Ecco. 

Chiunque passasse di qua e volesse maggiori informazioni non deve far altro che chiedere ed io risponderò (in privato piuttosto che no). Wivina

Intanto vi dico che: è un’associazione , ovviamente, non a fini di lucro – è un’associazione apolitica e non confessionale. 

È possibile partecipare a questo progetto con : libera donazione  e/o  quota associativa annua di 20 euro e/o sostegno a distanza ( con 26 euro al mese puoi provvedere all’istruzione di un bambino della comunità di santa vitoria nonché della sua assistenza alimentare e sanitaria). 

- a breve sarà on line un sito web ( in francese) , a breve aprirò un blog (che io il sito mica son capace. Già ho problemi con il blog). 

  Escolinha2

 

 

postato da: biancablu alle ore 16:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, marzo 16, 2006

a vedere i cugini di campagna, ieri sera, mi è venuta la nostalgia . infatti, quei due buffi ometti appesi sulle zeppe, mi hanno riportato a galla un sacco di ricordi.

nell'ordine:

- napo orso capo. il mio primo amico dei cartoni.

- Dennis, il figlio degli zingari delle giostre sotto casa. Il mio primo amore. avevo 12 anni e mi spaccavo un femore sul tagadà. azzoppata ma non doma,  passavo interi pomeriggi a volteggiare sul calcioinculo mentre i cugini cotonati cantavano "meravigliosamente mia sarai...." e tutto intorno era odore di castagne al fuoco . intanto sognavo di fuggire col piccolo zingaro su quella roulotte che era la sua casa nomade e  vivere scalza qua e là in mezzo ai nostri bambini al croccante allo zucchero filato e alle galline .  In linea di massima, con tutti i soldi che ho lasciato a quelle giostre ,  gli zingari hanno probabilmente poi venduto la roulotte e si sono trasferiti in un attico a monte carlo.

- i fumetti dei freak brothers . il cugino con gli occhiali è infatti sorprendentemente uguale a uno dei freak brothers. i freak brothers sono il mio perido londinese a earls court. il negozio di fumetti sotto casa. la metropolitana. totthenam court road. les miserables. camden town la domenica pomeriggio e il mercato a nothing hill il venerdì. le colazioni al parco , soho e lo spice of life, il pub piu fumoso di londra, il pub dei giamaicani dove nel jubox (capisci, il jubox) giravano i desmond dekker in loop. the israelites a lukka dan da da umpsa...

 eh sì. quanta anima mia impigliata tra i riccioli di quelle imbarazzanti testoline cotonate.

postato da: biancablu alle ore 11:14 | Permalink | commenti (5)
categoria:
mercoledì, marzo 15, 2006
anche una luce piccola basta, io so farla bastare.
postato da: biancablu alle ore 13:53 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, marzo 15, 2006

 

gattin1gattitul

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: biancablu alle ore 10:56 | Permalink | commenti (1)
categoria: