prima

dopo

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La prima volta che ho visto vinicio dal vivo è stato un bel pò di anni fa. otto, o forse dieci addirittura. Era luglio, era una grande piazza, erano lui il suo pianoforte e una decina di musicisti, eravamo noi, satolli di cozze e vino bianco, era una festa, di quelle non programmate, che non ti aspetti, che arrivano così, improvvisate, era addirittura luna piena. ed era gratis.
Qualche anno dopo era la sera di natale. ero a milano. leggo sul giornale : vinicio capossela concerto gratis questa sera alla stazione centrale. andiamo. ci dispiace, ma voi non potete entrare. perché? il concerto è solo per i senza tetto. vinicio ha voluto così. Non fa niente, cioè un pò fa ma va bene lo stesso. mi piace pensare che lui abbia voluto così .
è ieri sera, è il teatro carlo felice , sono 50 euro (minimo) a biglietto , piu o meno tutto ciò di cui dispone in questo momento il mio conto corrente, e devo arrivare fino al 5 giugno. che io non sono senza tetto, io un tetto ce l'ho. ma sono povera lo stesso. e non me lo posso permettere. però questa volta non fa non fa niente, questa volta mi intristisco. dal concerto alla stazione centrale per i senza tetto al concerto al carlo felice per chi non solo un tetto ce l'ha ma ha pure la disponibilità di bruciarsi 50 euro in un amen ecco, io solo mi chiedo, vinicio, ma perché? ma che diavolo è successo?
e infatti è stato un fine settimana di cielo grigio. altro che mare. altro che sole. se lo sapevo mi prenotavo un lettino in qualche centro estetico. ho comunque impiegato il mio prezioso tempo libero in attività altamente edificanti. ho dormito a oltranza senza sensi di colpa. e poi ho pulito casa. quando dico che ho pulito casa intendo dire che l'ho fatto per davvero. ho messo all'aria tutto. ho sgamato ogni granello di polvere. ho ribaltato letto divano poltrone e tutto quello che mi passava sotto le mani, compreso il cane, che si è beccato una bella spazzolata pure lui. ho lavato i pavimenti e lustrato ogni vetro. ho addrittura aspirato i ragni dal soffitto. per ottenere il massimo dell'efficienza l'attività delle grandi pulizie viene supportata da una mirata selezione musicale capace di sprigionare in me l'energia necessaria e che mi permetta di mantenere il ritmo. Che il ritmo è fondamentale. a tal proposito suggerisco un pezzo dal titolo 'take it easy my brother charlie' (nella versione di jorge ben jr). Lo apprezzeranno anche i vicini. O chi capita davanti alle vostre finestre. Dopo aver debellato ogni infame segno di sporcizia da ogni segreto angolo della mia microabitazione, seguendo uno schema molto preciso come un piccolo automa attentamente programmato, sono passata all’offensiva sul terrazzo. E qui pippi calze lunghe (che lavava la casa a secchiate – mia guru) insegna : a piedi nudi e catinate d’acqua e sapone liquido e spazzolone e vai e su e vai e giù e avanti e indietro in mutande e canottiera e chi mi ferma più . Alla fine del pezzo musicale di cui sopra (che mi vedeva volteggiare sul terrazzo con lo spazzolone in mano, e di cui, modestamente, mi riconosco una certa bravura sia per l'impegno che per l'interpretazione ), uno scrosciare di mani e un coro di brava mi giunge da lontano. Scruto l’orizzonte. una barchetta, là sotto in mezzo al mare, con quattro figure , rigorosamente in piedi, applaudono al mio balcone. Senza mollare lo scopettone concedo un timido inchino di ringraziamento, e scivolo dentro il mio appartamento. Verso sera, quando tutto sapeva di fresco e pulito, lavato steso stirato e profumato, mi abbandono a un piacere senza eguali. Fresca di doccia con un bicchiere di vermentino appena stappato e sigaretta adagiata su un posacenere pulito, sprofondo sul divano gonfio, appena battuto, e, finalmente, apro il giornale ancora immacolato. croccante come appena sfornato.
non le sopporto. vengono giu, a branchi, col primo calore. arrivano e si stendono sui loro parei multicolori,proprio lì, nel mio angolino di spiaggia. quello in fondo in fondo, che accoglie fino all'ultimo raggio di sole.
portano quelle orrende scarpe a punta, aperte dietro. i sabot. se non addirittura gli stivali, a punta pure loro. che schifo. non oso pensare cosa diavolo possa albergare in quelle cazzo di punte. sicuramente roba molto organica. arrivano alla spiaggia truccate, col rossetto e il fondotinta. poi si lamentano che a trentanni c'hanno le rughe. il fondotinta a maggio? per andare alla spiaggia?
si ungono di roba che puzza e che attira le api, e poi comunque si ustionano . oppure arrivano già abbronzate di lampada. che è un colore orribile. l'abbronzatura delle lampade è assolutamente artificiale. è finta. è un colore innaturale che non ha niente a che vedere col sole. e per forza che a trentanni c'hai le rughe. ovviamente non fanno il bagno, che l'acqua è ancora troppo fredda. eppure gli farebbe tanto bene. però parlano parlano parlano parlano in continuazione col loro cellulare. ecco, io dico che le milanesi sono buone in un solo modo. impanate e fritte.
(per favore, per questo week end prenotatevi un bel lettino nel vostro centro solare preferito. tanto quì l'acqua sarà fredda ancora per un pò)
ci tenevo a precisare una cosa. è vero che amo il mio cane di un amore totale e assoluto, ma è vero anche che lo amo esattamente per quello che è, un cane. Chi tratta i cani come fossero esseri umani, più precisamente bambini, non rispetta una cosa fondamentale: la loro dignità canina . non sono bambini, sono cani. E ben felici di esserlo.
Cioè, anche se il mio gatto mi chiama mamma (sì, mi è capitato di sentire il gatto pronunciare la parola ‘mamma’. e non ero ubriaca. una mattina ha puntato il suo naso umidiccio contro il mio e ha detto proprio così: “ma-mma”), non è detto ch'io pensi che lui sia per davvero mio figlio, si sbaglia. me ne ricorderei.
Ok, è vero anche che il mio cane dispone di una poltrona personale proprio davanti alla tv. Ma è solo una vecchia poltrona scassata, fa parte dei sui diritti acquisiti. la tv gli piace da matti. saltuariamente acconsente a far accomodare sulla sua poltrona personale anche l’altra bestia di casa, il gatto, ma solo se quest’ultimo si limita ad occuparne una parte marginale .Ok, è vero anche che in un periodo un po’ tristarolo e particolarmente solitario della mia vita lo costringevo a danzare con me. Lo tiravo su per le zampe e in perfetta sincronia volteggiavamo qua e là per il soggiorno sulle note di qualche melodia , di preferenza tristarola pure lei. Il nostro pezzo forte era ‘la città vecchia’ di De Andrè. Quella, devo dire, ci veniva proprio bene.
Comunque , nonostante tutto questo, sono certa di non aver mai calpestato la sua dignità di bestiola scambiandolo per un essere umano. Ho sempre fatto tutto nel pieno rispetto del suo essere cane.
‘la città è il cibo preferito dei cani’ diceva Pennac. È vero. penso che si riferisse principalmente agli odori della città. E ciro è il cacciatore di odori per eccellenza. Mentre gli altri quadrupedi , al prato a loro destinato, si esibiscono in corse alla palla e giochi in banda vari, lui se ne va in giro tutto solo ad annusare. Annusa, piscia, raspa la terra e grugnisce un po’ scazzato. Che si vede che qualcuno si è permesso di piasciare lì prima di lui. Percorre tutto il perimetro col naso puntato a terra e nel frattempo aggiorna la sua mappa. Che lui deve sapere esattamente chi ha calpestato ogni centimetro di quello spazio che suppongo ritenga essere suo. L’unica a destare lievemente il suo interesse è milù, la labradorina. Quando si vedono si corrono incontro al galoppo. una scena che ogni volta mi ricorda vianello e la mondani nella sigla di un antico programma del sabato sera . Si abbracciano, si danno zampate qua e là, si annusano, prima le orecchie e poi il culo. svolta questa pratica, ciro riprende coi suoi giri di ispezione a naso in terra. Che c’ha daffare lui. Mica da perder tempo con la milù, che tanto neanche va più in calore. I suoi padroni hanno deciso di sterilizzarla dopo quella volta che lui l’ha attaccata a un albero senza via di fuga. Coi cani maschi è esattamente come tutti i maschi. Tarro. Quando è al guinzaglio poi diventa il capo dei tarri. Si gonfia come un tacchino, arriccia la coda e fa lo sborone. Certo, fa il figo perché ci sono io, a difenderlo eventualmente. Quando è libero invece si limita a passare davanti all’altro maschio a testa alta assumendo un andatura che vuol essere quella del cane molto sicuro di se. Fa vedere che non ha paura, lui. Però tantè che non si avvicina. Non cerca il tafferuglio. Questo solo perché è un tarro cacasotto. Una volta è successa una cosa che finalmente mi ha permesso di fare ciò che dal momento in cui l’ho ribattezzato (al canile - per via di questa sua somiglianza tra la ciubeca di guerre stellari e il barbabarba dei barbapapà- gli era stato dato il nome di ‘pelucco’) sognavo di fare. Ciro se ne stava ad annusare nel prato dei cani. C’era l’erba alta. Ad un certo punto arriva di corsa con pelo dritto sulla schiena e padrone dietro urlate un pastore tedesco di dimensioni sovrannaturali. Faceva davvero paura. Non mi sono mossa sapendo che la cosa peggiore che potevo fare era avvicinarmi al mio cane (e poi col cazzo, quel lupo era davvero grosso e pareva pure davvero cattivo). Ciro è rimasto immobile. Una statua con gli occhi sgranati e le orecchie piegate dietro la testa. Il lupo gli stava addosso, gli girava intorno col muso appiccicato e il fiato sul collo. Ho pensato che se ciro si fosse mosso anche solo appena appena il cane lo avrebbe azzannato al collo. I lupi fanno così, puntano dritti al collo. Ciro era immobile e forse non respirava neanche più. Quando il lupu gigante si è spostato per tornare dal suo padrone (che non aveva mai smesso di gridare aumentando così l' atmosfera di tensione), Ciro si è alzato per venire di corsa da me. Ma dalla paura le gambe gli facevano giacomo giacomo. non appena si è tirato in piedi sulle zampe le sue gambette non l’hanno retto ed è caduto, rigido come un birillo di legno, in mezzo all’erba alta. E’ stato in quel momento che io, finalmente, ho potuto portare le mani alla testa, strabuzzare gli occhi, correre verso di lui, e gridare con un pathos degno di sandra milo in diretta su raiuno: CIRO!!!... CIROOO!!!!

va bene, lo ammetto. che forse già si era capito, ma adesso basta, faccio outing, lo dico forte e chiaro, è così: io amo quesa bestia. svisceratamente.
l' amo di un amore totale e incondizionato. ma di più . io sono schiava, felice di esserlo, completamente sottomessa a questa specie di ciubeca, questo mucchietto di ossa e peli e alito che puzza , questo essere animato fatto a forma di barbabarba .sono sua, e lui lo sa. lo sa dal primo momento che mi ha vista. da subito mi ha piegata al suo volere, e io, da sempre, ubbidisco ciecamente ad ogni suo ordine.fingo con lui una sorta di superiorità fittizia, assolutamente inesistente. giochiamo insieme alla scala della gerarchia recitando una commedia dove io faccio quella che ne sta a capo. sappiamo bene che è solo finzione, ma a lui piace così. gli piace sapere di essere il mio cane, gli piace assecondarmi e lasciarmi credere che io sia il padrone. ma è lui il capobranco. è lui che comanda. la nostra relazione, questa lunga convivenza che ci vede inseparabili da oltre 6 anni, è quindi una sorta di teatrino. Questa mattina sono in bagno e mi sto lavando i denti. Il letto è sfatto e ancora caldo. a lui, cane, non è permesso salire sul mio letto. lui, cane, adora salire sul mio letto, sopratutto di prima mattina, quando è tutto un tepore di notte e di sonno. Lo guardo con la coda dell'occhio; cammina a moviola verso la mia stanza. Lo fa con molta attenzione muovendo le zampe in una sorta di rallenty. sa bene che non può, che io non me ne devo accorgere. che se mai lo dovessi beccare lui dovrà bloccarsi come una statua di sale e distogliere immediatamente lo sguardo, sa che non deve guardarmi negli occhi quando ha la coscenza sporca. potrei intuire le sue intenzioni. striscia silenzioso lungo i muri come un marins. lo sbircio . c'è l'ha fatta, ha conquistato il letto e se lo sta godendo beato nella sua posizione preferita: testa sul cuscino e palle all'aria. Adesso , io, padrone, dovrei andare di là , sgridarlo e cacciarlo giù. Invece decido di regalargli ancora due minuti . Gli voglio regalare anche la possibilità di farla franca giocandosela con una delle mosse a lui piu congeniali:la presa per il culo. Vado in cucina, apro l'acqua, riempio un bicchiere , faccio casino. Con questi rumori gli sto dicendo che in bagno ho finito, che tra poco tornerò nella stanza, che se lo vedo sul letto sarò costretta a sgridarlo. Quando esco dalla cucina lui è davanti alla porta d'ingresso in posizione sfinge. come se fosse sempre stato lì. Mi guarda con occhi innocenti e con la coda fà tap tap sul tappeto.
per festeggiare il compleanno del mio amichetto ho preparato una cena a sorpresa ma mica tanto.
cioè, l'ho invitato ufficialmente a cena. che normalmente noi si mangia insieme a casa mia, ma senza inviti ufficiali.
ieri invece l'ho formalmente invitato pregandolo di accompagnarsi a una bottiglia di vino bianco e intimandolo a presentarsi per le ore 8.30 in punto. non uno di piu, non uno di meno.
ho ramazzato qua e là per rendere l'ambiente più accogliete, in questo modo avrebbe capito subito che doveva trattarsi di una serata davvero speciale.
Ho apparecchiato sul tavolo rotondo, fronte mare, dove nel centro ho disposto un piccolo vaso al quale sono molto affezzionata che ho riempito di fiori raccolti di nascosto nelle aiuole dei vicini: roselline, gerani rosa rossi e arancioni, e una piccola calla bianca. ho acceso una candelina discreta che ho messo dentro un vasetto di vetro, di quelli dello yogurt... oh quanto mi piace preparare le sorprese! Tutto intorno era la musica di Marisa Monte (bem que se quis... depois de tudo ainda ser feliz..) . ma lui , appena arrivato, l'ha tolta per fare posto a luis armstrong. non ho fiatato, era il suo compleanno.
ho preparato un antipasto di gamberi al vapore con pomodorini tagliati a dadini, cipolla di tropea sottile sottile, basilico, prezzemolo, olio sale e aceto bianco, e poi ho disposto il tutto su due piattini in modo molto coreografico. chè si trattava proprio di una cena speciale. Il primo ha visto arrivare sulla tavola in festa due fondine di linguine agli scampi. Gli scampi più grossi sono stati lasciati interi e messi tutti intorno alla fondina, a fare girogirotondo. Poi lui ha scartato il suo regalo ed era felice, e io anche. un dolcetto (crostatina con la frutta) con al centro candelina ikea, per fare auguri auguri applusi e baci. a fine cena, mentre io in cucina preparavo il caffè , lui strimpellava sulla sua chitarra guaendo un'accozzaglia di parole -dal suono vagamente inglese- totalmente inventate. "quando le parole non sono poi così importanti..", ho pensato versando il caffè nelle tazzine.