Ho iniziato a lavorare per questa azienda una decina d’anni fa. All’epoca ero una giovane e promettente assistente commerciale . In realtà avevo studiato per diventare figurinista, disegnatrice di moda, chiamalo come vuoi. Avevo scelto questa scuola per il semplice fatto che mi piaceva molto lavorare con le mani e poco con la testa. Volevo creare. Dar forma a qualcosa che si potesse toccare, magari indossare. Presto mi resi conto che in realtà della moda non mi fregava granchè. Per contro nutrivo una smisurata passione per i bottoni. Le mie creazioni , che fossero abiti gonne borse o pantaloni, prevedevano l’innesto più o meno forzato di bottoni di ogni forgia e colore. Appurato che nella vita non avrei fatto la sartina, mi iscrissi a una scuola di grafica pubblicitaria. aimè però, quello non era ne il tempo né il luogo. E fu così che tutto quello che avevo imparato dall’una e dall’altra parte finì beatamente nel cesso.
Le lingue le lingue!! Mi dissero allora. Devi studiare l’inglese se vuoi trovare un lavoro!. Andai a Londra. La mattina studiavo, il pomeriggio lavoravo per la sartoria di un teatro, la sera chiedevo soldi all’angolo di totthenam court road cantando canzoni italiane di una tristezza infinita. Così mi pagavo le birre al pub di fronte. Conclusa la parentesi londinese me ne tornai bel bella in Italia portando con me un vocabolario romo-napo-siculo-inglese che mi avrebbe permesso di entrare finalmente nel mondo del lavoro e guadagnarmi il pane un po’ come si deve. Perché così, dicevano, doveva essere. L’azienda che mi assunse mi licenziò un anno dopo. E meno male. Che a me il lavoro d’ufficio iniziava a starmi un pò strettino. I due anni di mobilità che ne seguirono furono i migliori della mia vita. Non facevo assolutamente nulla e per questo venivo pagata. Ma come tutte le cose belle anche questi due anni finirono e fu così che fui costretta a bussare alla porta di nuove aziende. Detto fatto, eccomi assunta a tempo indeterminato da una grande multinazionale. Svolgo con molta passione il mio lavoro, mi piace perché ho a che fare col mondo intero. Il mio cliente preferito è un Sudafricano, tal Mr Molaba. Io e Mr Molaba ci sentiamo volentieri più volte alla settimana . Una mattina rispondo al telefono, è lui. Quella mattina ne venivo diretta (cioè senza neanche passare da casa per una doccia) da una notte di festa attraversata da fiumi etilici ininterrotti che, a quel tempo, il mio metabolismo era ancora in grado di smaltire per restituirmi più o meno funzionante alle ore 8 del mattino senza che io posassi guancia sul cuscino. “good morning Mr Lobaloba..” dissi , assuefatta dal tormentone radiofonico del momento. Il Signor Molaba si fece una grassa risata e da quel giorno, ogni volta che ci sentivamo , mi pregava di chiamarlo ancora wid dat naisa nik name. .. oh pliiiis miss valleria!!
La mia carriera aveva inizio, ero brillantemente lanciata verso il controllo generale del mercato internazionale quando un giorno d’agosto il mio capo alla macchinetta del caffè mi guardò i piedi e con un certo disappunto mi fece notare : veniamo a lavorare in ciabatte? . non erano ciabatte. Erano infradito di gomma. Nere, estremamente eleganti. lo dimostra il fatto che dopo qualche anno diventarono un must di gran moda tanto da apparire perfino sulle passerelle delle sfilate. Ero troppo avanti, io. ed ero soprattutto molto comoda. Colpita nell’orgoglio gettai un’occhiata distratta alla collega in minigonna inguinale che stava passando e sorseggiando placidamente il mio caffè gli risposi : bè, c’è gente che viene a lavorare in mutande. un piccolo dettaglio mi sfuggì lì per lì. la collega era anche la moglie del suddetto mio capo il quale nel giro di tre anni raggiunse la carica suprema di direttore generale. Detto fatto, ciao ciao mr lobaloba…. Nel giro di un amen sedevo come a una gara di bob delle olimpiadi invernali su una rampa di ghiaccio tutta in discesa. È già qualche anno che tento di frenare, ma temo di aver abbondantemente passato il traguardo. Al momento sono in gara su ebay per aggiudicarmi una macchina da cucire. Non potendo tornare a cantare canzoni tristi all’angolo di totthenam court road, sto infatti pensando di tornare ad attaccare bottoni.