venerdì, giugno 30, 2006

alla serra ho scelto la piantina di salvia più sfigata. istintivamente, quando si tratta di prendere qualcosa di cui dovrò avere cura in qualche modo , scelgo sempre quella meno bella, quella  che mi appare come la più bisognosa,  quella che gli altri non sceglierebbero mai.

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venerdì, giugno 23, 2006

in questo ufficio c'è puzza di gabbia di criceto.

almeno mi dessero una ruota.

postato da: biancablu alle ore 14:52 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, giugno 21, 2006

faccaldo. un caldo umido e appiccicoso. ho bisogno di ferie, di vacanza, di prendi tre magliette due costumi qualche mutanda infila nella borsa e vai. e via. mi vedo su un isola, un isola piccina. potrebbe essere che sò, qualche isola della sicilia. c'è vento, un venticello secco e siccome sono le due del pomeriggio io me ne sto sotto qualche albero di qualche spiaggia e mi schiaccio un pisolino. e sento gli odori buoni dell'isola portati a spasso dal vento. e tra poco, quando mi sveglierò, farò una lunga e solitaria nuotata nel mare che è blublublu. e freddo. un freddo gelato.

fa talmente caldo che mi sudano i piedi nelle ballerine. che schifo. non posso neanche levarmele perché secondo me , a giudicare da quanto  sudano, un pò puzzano pure . questa sera ho la cena mercato. la cena mercato funziona che dopo il cambio degli armadi io e le mie amiche ci vediamo per scambiarci la roba che non mettiamo più. è una cosa divertente, questa delle cene mercato, sopratutto quando per accaparrarci un pezzo finiamo a gomitate. così, siccome la cena mercato si svolgerà a casa mia, dovrò pensare anche alla cena. pensavo...

- insalata di pasta fredda con olive taggiasche, feta, pomodorini e basilico

- insalata di pollo (pollo a striscette, patate e fagiolini bolliti, sedano, cetriolini sottaceto, cipolline in agrodolce, il tutto condito con una salsa di olio limone e senape - forse forse anche una spruzzatina di capperi e prezzemolo)

- insalata di cous cous (cous cous, peperoni grigliati a listarelle, cipolline tagliate finifinfini, pomodori, zucchine grigliate, cetriolo - il tutto condito con olio limone e foglie di menta)

- melanzane grigliate messe in forno con mozzarella basilico e pomodoro

- strudel di albicocche e amaretti.

ecco. adesso ho caldo, mi sudano i piedi e ho anche fame.

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venerdì, giugno 16, 2006

rose1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, giugno 13, 2006
CV

Ho iniziato a lavorare per questa azienda una decina d’anni fa. All’epoca ero una giovane e promettente assistente commerciale . In realtà avevo studiato per diventare figurinista, disegnatrice di moda,  chiamalo come vuoi. Avevo scelto questa scuola per il semplice fatto che mi piaceva molto lavorare con le mani e poco con la testa. Volevo creare. Dar forma a qualcosa che si potesse toccare, magari indossare. Presto  mi resi conto che in realtà della moda non mi fregava granchè. Per contro nutrivo una smisurata  passione per i bottoni. Le mie creazioni , che fossero abiti  gonne borse o pantaloni, prevedevano l’innesto più o meno  forzato di bottoni di ogni forgia e colore.  Appurato che nella vita non avrei fatto la sartina, mi iscrissi a una scuola di grafica pubblicitaria. aimè però, quello  non era ne il tempo né il luogo. E fu così che tutto quello che avevo imparato dall’una e dall’altra parte   finì beatamente nel cesso.

Le lingue le lingue!! Mi dissero allora. Devi studiare l’inglese se vuoi trovare un lavoro!. Andai a Londra. La mattina studiavo, il pomeriggio lavoravo per la sartoria di un teatro, la sera chiedevo soldi all’angolo di totthenam court road cantando canzoni italiane di una tristezza infinita. Così mi pagavo le birre al pub di fronte. Conclusa la parentesi londinese me ne tornai bel bella in Italia portando con me un vocabolario romo-napo-siculo-inglese che mi avrebbe permesso di entrare finalmente nel mondo del lavoro e guadagnarmi il pane un po’ come si deve. Perché così, dicevano, doveva essere. L’azienda che mi assunse mi licenziò un anno dopo. E meno male. Che a me il lavoro d’ufficio iniziava a starmi un pò strettino. I due anni di mobilità che ne seguirono furono i migliori della mia vita. Non facevo assolutamente nulla e per questo venivo pagata.  Ma come tutte le cose belle anche questi due anni finirono  e fu così che fui costretta a bussare alla porta di nuove aziende. Detto fatto,  eccomi assunta a tempo indeterminato da una grande multinazionale. Svolgo con molta  passione il mio lavoro, mi piace perché ho a che fare col mondo intero. Il mio cliente preferito è un Sudafricano, tal Mr Molaba. Io e Mr Molaba ci sentiamo volentieri più volte alla settimana . Una mattina rispondo al telefono, è lui. Quella mattina ne venivo diretta (cioè senza neanche  passare da casa per una doccia)  da una notte di festa attraversata da fiumi etilici ininterrotti che,  a quel tempo,  il mio metabolismo era ancora in grado di smaltire per restituirmi più o meno funzionante alle ore 8 del mattino senza che io posassi guancia sul cuscino. “good morning Mr Lobaloba..” dissi , assuefatta dal tormentone radiofonico del momento. Il Signor Molaba si fece una grassa risata e da quel giorno, ogni volta che ci sentivamo , mi pregava di chiamarlo ancora  wid dat naisa nik name. .. oh pliiiis miss valleria!!

La mia carriera aveva inizio,  ero brillantemente lanciata verso il controllo generale del mercato internazionale quando un giorno d’agosto il mio capo alla macchinetta del caffè mi guardò i piedi e con un certo disappunto mi fece notare : veniamo a lavorare in ciabatte? . non erano ciabatte. Erano infradito di gomma. Nere, estremamente eleganti. lo dimostra  il fatto che dopo qualche anno diventarono un must di gran moda tanto da apparire perfino sulle passerelle delle sfilate. Ero troppo avanti, io.  ed ero  soprattutto molto comoda. Colpita nell’orgoglio  gettai un’occhiata distratta alla collega in minigonna inguinale che stava passando e sorseggiando placidamente il mio caffè gli risposi : bè, c’è gente che viene a lavorare in mutande. un piccolo dettaglio mi sfuggì lì per lì. la collega era anche la moglie del suddetto mio capo il quale nel giro di tre anni raggiunse la carica suprema di direttore generale. Detto fatto, ciao ciao mr lobaloba…. Nel giro di un amen sedevo come a una gara di bob delle  olimpiadi invernali su una rampa di ghiaccio tutta in discesa. È già qualche anno che tento di frenare, ma temo di aver  abbondantemente passato il traguardo. Al momento sono in gara su ebay per aggiudicarmi una macchina da cucire. Non potendo tornare a cantare canzoni tristi all’angolo di totthenam court road, sto infatti pensando di tornare ad attaccare bottoni.

 

postato da: biancablu alle ore 15:05 | Permalink | commenti (12)
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lunedì, giugno 12, 2006

Ho preso un vizio, il vizio delle storie prima di dormire. la sera nel letto l'amato mio giovine compagno legge il don chisciotte di cervantes. lo legge ad alta voce anche per me. io guardo per aria e me ne vado a spasso sul soffitto col cavaliere pazzo. e magari anche io come lui domani mi sveglio che sono jen eire, o forse madame bovary. così prendo il bivio, mollo il cavaliere e il suo ronzino davanti a una locanda e parto con la mia nuova vita tra sospiri e tormenti avvolta da  pizzi e merletti. e poi mi addormento, di un sonno indaffarato. pieno di sogni. la mattina a colazione mentre imburro una fetta di pane tostato gli chiedo che è successo al cavaliere don chisciotte,  l'ho perso davanti a una locanda. 'non era una locanda , era un castello' mi dice lui, inzuppando la sua fetta di pane nel tè. intanto arriva gattin e grida ho fame ho fame con quel mamamao di gattino affamato e abbandonato. allora giochiamo al gattino affamato e abbandonato, lui gira due tre volte su se stesso e mi guarda spalancando gli occhi e la bocca per farmi vedere quanta fame ha. mangia come un lupo, sto gattino. inizio a sospettare che la sua malattia sia una messinscena per farsi servire delle pappe come si deve, dagli omogeneizzati al nasello bollito al pollo con le carote. altro che croccantini del discount o le bustine della coop. c'è il sole ma non ho voglia di uscire. uscirei solo se avessi una barca. no, non ho una barca . così torniamo nel letto. ci alziamo per la merenda, insalata di riso. poi un film di hitchcok in dvd. per cena mangiamo spaghetti con vongole e cozze che come li fai lui nessuno mai. io cucino un tortino di acciughe e patate e una crostata al ciccolato. mi do un gran daffare, che i suoi spaghetti sono difficili da superare. gli ospiti decretano un pareggio all'unanimità, e son soddisfazioni. usciamo. c'è questa piccola spiaggia, una caletta che devi fare una scala lunga e ripida per arrivare. mi piace l'odore che c'è qui, mi piace l'aaria che si respira. c'è una luna enorme. gonfia e tesa come un palloncino. bianca e lucente che sembra un buco perfetto in un soffitto di cielo  rotondo, come una palla di vetro . peccato, questa sera non c'è il mio dj preferito. il mio dj preferito è stato eletto il mio dj preferito dopo avermi fatto conoscere una canzone di jeorge ben jr che è diventata la mia canzone preferita. allora lui mi ha fatto un cd che è stato eletto il mio cd preferito . in quel cd c'era anche una versione di 'ring my bell' che è stata una mia canzone preferita del passato. quindi lui è proprio il mio dj preferito. ma lui non c'è, solo chill out questa sera. e io non mi sento granchè ballerina. beviamo una birra e siamo nel letto di nuovo. non leggi? non leggo. oh! niente storie? no, questa sera mi prendo cura di te. e chi sono io ? tu sei una nuvola. e cosa fa una nuvola? una nuovola se ne và in giro a scarabocchiare figure nel cielo. si ma e poi?...

postato da: biancablu alle ore 17:01 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, giugno 09, 2006

ieri sera io ciro e gattin siamo usciti per una passeggiata.

vicino a casa c'è una piccola stradina a strapiombo sul mare circondata da alberi e dirupi . il gioco preferito di ciro è proprio quello di fare su e giu per i dirupi mentre gattin, che ci segue baldanzoso, si diverte ad arrampicarsi sui tronchi degli alberi per poi buttarsi giu.

la stradina, che porta un nome molto suggestivo, è normalmente molto poco frequentata. tranne nei week end. durante la nostra passeggiata abbiamo incrociato solo un vecchio signore che si è fermato a guardarci e ci ha fatto a tuttetre un bel sorriso . signorina, mi ha detto, le mancano solo gli uccellini intorno alla testa. Arrivati nel punto più buio io e gattin ci siamo seduti su un muretto ad ammirare uno spettacolo davvero magico. tutto intorno a noi era un intermittenza di lucciole. io penso che saranno state almeno 200. ma le lucciole non si lasciano contare. era una danza psichedelica e irreale,  era come se avessi  attraversato una porta spazio temporale ed ora mi ritrovassi in un tempo sospeso, indefinito. nel silenzio e nel buio luccicante ho pensato al tragitto che ho fatto per arrivare fin quì. un quì che io sento come  un semplice passaggio. provvisorio. una sosta per poi ricominciare, da un'altra parte. non so cosa mi leghi a questo luogo che non mi appartiene. è un sentimento di profondo odio e sviscerato amore. sono momenti come questo che io non voglio perdere,  ma è anche la paura di mettere radici . il mio bisogno di sentire che da un momento all'altro un colpo di vento mi possa spostare. e allora io devo essere libera. che quì il tempo si è fermato. e sembra che nulla si muova.  galleggio dentro  una bolla , per aria, sospesa,  in attesa.  

una delle mie attività parascolastiche preferite ai tempi della scuola era quella di saltare la scuola per infilarmi nel metrò. viaggiare sotto terra per poi sbucare in un punto sconosciuto della città. emergevo da quella scala ed era come trovarmi in un mondo nuovo, di cui non conoscevo niente. tutto da annusare , da scoprire. vagavo col mio zainetto per la città attenta a non farmi vedere dai celerini, che quelli poi ti portavano in questura e chiamavo casa. vorrei un biglietto di quella metropolitana, adesso. infilarmi su un vagone, attraversare le viscere della città e sbucare in un posto tutto nuovo. riempirmi occhi e polmoni. rimettermi al mondo.

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venerdì, giugno 09, 2006

palleallaria1

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venerdì, giugno 09, 2006

gattindorme1gattindorme

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giovedì, giugno 08, 2006
Charlotte sometimes dreams a wall around herself
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