una settimana di riposo.
di colazione in veranda. leggere il giornale fresco fresco di mattina . davanti una tazza di caffè e pane abbrustolito e marmellata di albicocche. non avere fretta. fumare la prima sigaretta con le gambe sul tavolo e guardare per aria i fiori della buganville appesi a svolazzare. puntati all'angolo di un fazzoletto viola di cielo. teso. limpido. no. nessuna guerra, quì. e poi discesa verso il mare. nuotare con ciro e andar sott'acqua per vederlo placido sgambettare. fare sosta sullo scoglio quello grande, in mezzo al mare. restare un pò lì, accoccolati, al sole, a prender fiato. a riposare. guardare lontano , abbaiare ai gabbiani . tuffarsi. e mare mare mare . una settimana di mare . di sole. di sole . di mare. di ustione. come una cretina.
veranda. prosciutto melone pesche birra fredda. l'eco di un telegiornale rimbalza nell'aria e si mescola alle voci e al cantare festoso di piatti e posate. c'è una guerra, lontano. è l'ora beata del posino. con le finestre spalancate e le persiane chiuse a filtrare i raggi del sole e i rumori di un mondo che io ho chiuso fuori . caldo . pigro. sulla pelle il fssss fssss del ventilatore ad asciugare perline di sudore. dormo un sonno profondo. felice. appagato.
...finito.
ecco. in questo ufficio c'è puzza di vaschetta delle tartarughe.
voglio almeno la mia isola di plastica. ed una palma su cui arrampicare.


