martedì, ottobre 17, 2006

da bambina avevo un dono. un dono meraviglioso. vedevo i colori.

ma non i colori dei pastelli o il blu del cielo o il verde del prato . io vedevo i colori delle persone.

così avevo una nonna rosa come la cipria, come la francia disegnata sul mio mappamondo. avevo un amico giallo come il sole e uno verde come le rane. avevo una mestra blu, come l'ultima striscia di mare.

il fatto di associare le persone ai colori era per me un meccanismo del tutto naturale. Un qualcosa che semplicemente accadeva. Per me tutto il mondo vedeva le persone a colori, mica era una cosa solo mia. era una cosa normale. talmente normale che neanche ti veniva in mente di chiedere : eh scusa ma anche tu li vedi i colori? . Allora un giorno chiesi a mia madre di dirmi quale fosse il mio colore, perché io quello proprio non lo riuscivo a vedere. Lei rimase un pò stupita, e a sua volta mi chiese quale fosse mai il suo. Io restai a guardarla; lei era marrone, lo sapevo bene. a me però marrone non sembrava un bel colore. cioè, era difficle spiegare, io lo vedevo bellissimo ma era anche  l'unico pastello sempre appuntito, quello che non veniva mai usato. Non volevo proprio dirle che lei era marrone. avevo paura che non le piacesse,  non  le volevo dare questo dispiacere. la guardavo  in silenzio e  fingevo di pensare...

anni dopo, quando ormai la magia dei colori mi aveva abbandonata, raccolsi dentro  un bosco un pugno di terra bagnata. rimasi a guardare a toccare ad annusare quel mucchietto di terra così scura  antica  calda soffice  viva   profumata.  

marrone.  è il colore della terra.

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mercoledì, ottobre 11, 2006

a me preoccupa un sacco di piu sapere che i nostri parlamentari pensino che il darfur sia uno stile di vita.

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martedì, ottobre 10, 2006

la situazione è critica. la bestia langue.

snobba la ciotola e pure gli ossetti. ulula sul balcone disperato. non appena si trova senza guinzaglio corre da lei. si piazza davanti al portone e la aspetta. la prima volta mi è preso un colpo, è uscito per la sua ora di scorribanda in solitaria ma dopo 4 ore  non era ancora tornato a casa. l'ho cercato dappertutto, in quei luoghi che so lui ama frequentare. dal bar dove va a far merenda coi canestrelli all'angolo delle gattare dove va a far scappare i gatti per poi fottergli le crocchette. niente. ne sulla spiggia, ne sul pratone. ho immaginato cose terribili. tipo che era stato rapito . magari gli avevano anche tagliato le orecchie e poi lo avevano rasato e tinto di marrone e ora lo facevano combattere. macchè, altro che combattere. ne avranno già fatto polpette. lo staranno vendendo un tanto al chilo in qualche scantinato e questa sera verrà servito dentro un raviolo al vapore in qualche betola cinese. e invece eccolo lì, ancora tutto intero. seduto davanti a un portone a guardar fisso l'entrata ." eh sì.." dice una signora uscendo dalla casa "c'è la cagnetta del secondo piano col calore...". oh cazzo, penso io.

Ciro fin da piccino ha mostrato una certa virilità mascolina. Un certo senso del dovere, diciamo. La sera, ad esempio, appena mi coricavo sotto le coperte, lui balzava sul letto , cingeva le mie gambe con le sue zampe e mi dava due colpetti di bacino. due di numero eh, secchi, così, zan zan. mica a perder tempo. poi mi guardava, tirava un lungo sospiro, ribalzava giu dal letto e si acciambellava placido nella sua cuccia questo è sempre stato il rito della buonanotte. l'ultima incombenza della giornata .  l'uomo di casa. .

Il vizietto gli è passato nel momento in cui ho ripreso a dividere il mio letto con esseri umani di sesso maschile (un essere umano, uno. no, che poi magari legge è mi si perde nel plurale). insomma, quando sono con il mio compagno , lui si sente  manlevato . semplicemente non gli tocca.  un signore.

La sua prima volta fu 4 anni fa, in montagna. con un gruppo di amici e un drappello di cagnetti al seguito eravamo andati a campeggiare nel bel mezzo di una verde vallata. per l'occasione ciro indossava intorno al collo una bandana rossa con un campanellino . quella notte conobbe lolita. fu una notte di fuoco. per tutta la notte sentimmo la bestia scampanellare su e giù per i prati. I padroni di lolita mi dissero poi che ciro era entrato nella loro tenda, aveva agguantato un plaid (quello del fottere la roba è un altro dei suoi inguaribili viziacci) ed era scappato giu per la vallata con il plaid in bocca e lolita al suo fianco. "è stata proprio una fuga d'amore..." hanno detto i padroni "non abbiamo avuto il coraggio di fermarli...". e infatti i due non si sono fermati per tutta la notte. La mattina seguente ciro giaceva a pelle d'orso sotto un pino. Lolita non si dava pace e a coda alta e culo all'aria si ostinava a sventolarle sotto il naso tutti i suoi  umori .  Lui, esausto, girava la testa dall'altra parte che quasi sembrava di averne la nausea. Per tutto il giorno il giovane stallone non mosse neanche una zampa. la povera lolita tornava di tanto in tanto speranzosa , ma non c'era niente da fare. ciro era ridotto a un mucchietto di ossa e peli steso sotto un albero. sfatto. uno straccio. La sera , dopo aver rifiutato anche la ciotola, iniziai a preoccuparmi. tentai di sollevarlo per portarlo nella tenda ma niente. quello ricadeva a peso morto lungo diritto disteso per terra. Mi toccò  dargli una bustina di aulin per rimetterlo in piedi. va bene che lui porta  con  orgoglio quel  nome da maschio partenopeo, ma lei era pur sempre una lolita.

non vi furono cuccioli, purtoppo, lolita fu sterilizzata subito dopo. peccato, mi piacerebbe vedere  dei cuccioli di ciro. insomma , avrà anche un sacco di difetti  sto cane , ma merita comunque degli eredi. il fatto è che con le femmine è un casino. cioè, il casino sono i padroni che quelle di razza non gliela danno che se no poi rovina la razza e quelle non di razza non gliela danno che se no poi chi se li prende dei cuccioli bastardi. io me li prendo. giuro. li prendo tutti io. e poi sono sicura che ci sarebbe la fila per avere un cucciolo di ciro. altro che razza. tzè.

1per concludere : cerchiamo giovane cagnetta bella presenza abitante genova o dintorni (se proprio ne vale la pena andiamo anche in trasferta, eh) puro scopo riproduttivo no relazioni lungo termine no perditempo. la fanciulla sarà trattata come si deve, che il nostro è un vero signore.

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venerdì, ottobre 06, 2006

da bambina io avevo le gambe storte e i piedi piatti. per via di questa cosa che avevo i piedi piatti ero costretta a portare delle scarpe alte fino alla caviglia che si chiamavano le polacchine. le polacchine erano scarpe marroni di cuoio con la punta rotonda e un po bombata e andavo chiuse strette strette con i lacci.io mi sentivo molto stupida e piu di tutto sognavo gli zoccoli col tacco la fascia di jeans e la ciligia rossa ricamata sopra che portava la mia vicina di casa, la manuela. quando camminava con quegli zoccoli col tacco e la cigligia rossa la manuela faceva un rumore bellissimo mentre quando camminavo io con le polacchine facevo un rumore tipo robot. anzi, tipo frankeistain. che frankeistain l'avevo visto una volta in un film e sembrava che anche lui portava le scarpe polacchine, forse che anche frankeistain c'aveva i piedi piatti come me.

Io davvero non capivo perché c'avevo i piedi piatti e sopratutto non capivo perché i piedi piatti fossero una cosa che non andava bene tanto da dover portare le polacchine. poi quando d'estate andavo in piscina le mie amiche mi facevano vedere che loro i piedi ce li avevano normali, così loro potevano portare gli zoccoletti con le ciliege rosse mentre invece io no. vedi vedi! mi dicevano posando il loro piedino bagnato sulle pietre. vedi che resta il buco là in mezzo?!... allora anche io calcavo il mio piede bagnato per terra e infatti nel mio piede non c'era nessun buco là in mezzo. era davvero piatto. piatto e tondo che quasi sembrava l'impronta di un orso, o di frankeistain. Quando ho compiuto 10 anni mi avevano comprato delle ballerine celesti e così io per la festa del mio compleanno avevo potuto indossare le ballerine celesti nuove. Ricordo che il giorno della mia festa ero rimasta tutto il tempo seduta con le gambe sollevate dritte per aria a guardarmi i piedi dondolando la testa da una parte e dall'altra. e quasi mi ero dimenticata pure di aprire i regali. 

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mercoledì, ottobre 04, 2006

"brutte bagasce ..."

borbotta con voce bassa e rauca il vecchio fruttivendolo dalla faccia rugosa e color mou mentre riordina le verdure esposte nelle cassette di legno fuori dal negozio.

si riferisce alle signore casalinghe intente a pastrugnare la sua merce.

"toccan tutto e nu g'accatan mai un belin!.."

zazie ride. e gli compra tutta la cicoria. 

  
postato da: biancablu alle ore 13:59 | Permalink | commenti (3)
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